Il posto era decisamente buono, se non per il traffico, non intenso per la verità, ma che con il tipo di l’asfalto che c’è sulla strada è terribilmente rumoroso.
Non volendo passare per Vasa, propendo per un percorso alternativo che alla fine si rivelerà decisamente buono.
Traffico praticamente inesistente, silenzio quasi assoluto, rotto solo dal canto degli uccelli ed infine la strada si inoltra in una foresta, il fondo della strada è in terra battuta e ci si cammina decisamente bene.

Poco prima di entrare nella foresta, decido di fare ciò che ancora in questi giorni non ho fatto: ascoltare della musica.
Non certo con le cuffie, ma direttamente dal cellulare posto di fronte sul carretto.
Mentre mi inoltro tra gli alberi inizia il brano “Stratosfear” dei Tangerine Dream, un vecchio brano certamente poco conosciuto di musica elettronica.
Mi è sempre piaciuto molto, ma ascoltarlo mentre sono in luogo, col vento che piega le fronde degli alberi, le nubi che corrono lasciando alternativamente spazio ad ampie macchie di sereno, il vento stesso che ti accarezza ed altre nuove e strane sensazioni, bene, è decisamente cosa da far venire i brividi.
Il tutto continua anche fuori dal bosco, con la strada principale lontana, ed i rumori delle vetture che vengono coperti dai suoni naturali e dalla musica di J.M.Jarre.

È così bello il tutto che nemmeno mi sono arrabbiato quando cadendo la protezione del cellulare è andata in mille pezzi.
Proseguo, la giornata è bellissima, il sole picchia ma d’ il vento che allevia la calura.
Il tragitto che percorro è lontano dai grossi centri abitati, né attraverso un paio di piccoli, ma sono indefinibili come centri abitati in quanto si sviluppano sulla lunghezza della strada.
Nella ricerca di acqua, mi avvicino ad una casa, il proprietario ê gentile e sorridente, parcheggiato fuori casa ha un camper di grosse dimensioni, gli chiedo per curiosità il prezzo.

A quel punto mi accorgo che se non avesse le orecchie il sorriso gli arriverebbe alla nuca, 120.000 €: svelato l’arcano del sorriso da camperista.
Sì perché in questi giorni è il secondo che vedo sorridere!
Dopo altre 4 ore di cammino arrivo a Sorvari, comincio a cercare e trovò subito un signore che mi lascia mettere la tenda sul prato da poco falciato.
Stasera per cena: fusilli con pesto rosso piccante! (Prodotto in Italia)
Non comincia bene la giornata: piove e sistemare il tutto, in quelle condizioni, non è l’ideale. Comunque!
Verso le 08:00 sono in strada, devo percorre circa 13 km per arrivare al primo distributore con annesso negozio di alimentari.

La strada è sempre la E8, con una banchina transitabile sempre più liscia e sempre più comoda.
Questo non toglie che con la pioggia che cade ciò possa comunque essere fastidioso.
Man mano che prosegue, la pioggia aumenta di intensità, fortuna non c’è vento, in compenso ci pensano gli autotreni a dar fastidio.
Mentre avanzo guardò il cielo davanti a me, a sinistra sta schiarendo, a destra sta schiarendo, mentre al centro con direzione di dove mi trovo, una grossa, nera e minacciosa colonna d’acqua avanza.
Per fortuna sono a poche centinaia di metri dal distributore e ad ogni modo prima di raggiungere il luogo il temporale deve essersi estinto.

Mentre scrivo va schiarendo, tra poco vado.
Il cielo è coperto, ma non minaccia pioggia.
La strada non cambia fino a circa 4 km dopo la partenza, qui d’un tratto la banchina finisce quasi del tutto e muovermi non diventa facile.
Difficile è trovare un posto dove sedermi, non dite a terra, a me non piace, sono spariti del tutto i casotti delle fermate del bus, le aree di parcheggio lasciano a desiderare e mi fanno rimpiangere le strade della Lapponia, almeno qui abbastanza spesso si trovano.
In una di queste aree di parcheggio, mi ci fermo nella speranza di trovare pure una panca per dormire, ho un sonno bestia, rischio di addormentarmi in piedi, non per modo di dire!!!
Trovo solo un contenitore di legno che mi permette di farmi da mangiare al riparo dal vento e seduto, con la testa tra le mani, qualche secondo di sonno, a me basta!
In questo tratto ci sono dei lunghissimi rettilinei, in fondo ad uno di questi vedi delle luci rosse, sono le luci di un distributore.
Ci arrivo dopo circa un’ora da quando l’ho intravisto.

Sono stanco, non per il camminare, ma per il vento, è impossibile! Mi sento bruciare mani e viso come fossi stato delle ore al sole.
La sosta è d’obbligo, sia per la fame che per la sete.
Mi prendo il mio mezzo litro di tè, un piatto a base di gamberetti e mi siedo in un angolo con vicina la presa di corrente per ricaricare il telefono.
Mi fa piacere che la gente mi fermi, mi chieda e che voglia parlare con me, ma quando esagerano rischio di diventare maleducato.
Appena seduto, con ancora piatto e tazza in mano, mi si avvicina un signore che comincia con le domande, come non bastasse si siede, dopo aver chiesto, davanti a me.

Io con una fame che mi sarei mangiata pure la pellicola è questo che mi tormentava, alla fine l’ho liquidato dicendogli che parlasse pure che io iniziavo il pranzo, alla fine è andato al suo tavolo.
Dopo un’ora circa e dopo avere fatto dei conti dei km, riparto.
Cammino altre tre ore, tanto per alzare la media.
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