1 ottobre, Tarifa, finalmente!

Mi sono alzato presto, qui nel parco, dove ho dormito, ho potuto fare una simildoccia!

Vado al bar, è aperto dalle 6:30, così colazione e partenza verso gli ultimi km.

Naturalmente aspetto la luce del giorno, sono le 08:10 e mi trovo già lungo la N340.

Ho così fretta di terminare che i 25 km che mi dividono dalla meta li faccio in 4 ore e circa 15 minuti.

Quindi vado verso l’isola, voglio fotografare l’Africa da lì!

Naturalmente l’isola non è accessibile causa lavori, per fortuna più tardi mi accompagnano presso un belvedere sopra Tarifa, ci ero già stato una decina di anni fa, assieme a Giorgio.

Mentre attendo chi mi viene a prendere, faccio il bucato!

                                                   

                                   RIASSUNTO

                             SONO STANCO!!!

Quattro mesi di una lunga e meravigliosa camminata, che come tutte le cose della vita, ha avuto i suoi alti e bassi, i suoi momenti felici e quelli tristi, quelli da disperazione e quelli da gioia infinita.

Ho camminato attraverso 8 nazioni diverse, per cultura e tradizione, ma, in linea di massima unite da quella che potremmo definire “solidarietà verso il pellegrino” e per pellegrino non intendo quello a carattere religioso, ma a quello che il significato originale della parola da: straniero!

Ciononostante non mi sono sentito straniero in nessuna di queste nazioni, la solidarietà l’ho trovata quasi sempre, da chi ti offre l’acqua, fino a chi va oltre e ti offre alloggio per la notte, pur non sapendo chi tu sia!

Ho anche incontrato della solidarietà…. diciamo così: ludica!

Non ho certo rifiutato 😁😁😁 a differenza di 4 anni fa! Ma erano altri tempi.

Ho avuto modo di vedere come la gente si comporta, dal generoso, al, diciamo così, per usare il termine che un ragazzo ha usato per gli svedesi: nazisti!!!

Ho camminato lungo strade, da quelle belle di Finlandia e Spagna, alle incredibili piste ciclabili della Germania, a quelle un poco meno incredibili, ma presenti, dell’Olanda, agli incubi svedesi, alle pericolose strade francesi e belghe, belle pure quelle norvegesi, ma ci ho camminato pochi km, a quelle danesi, sicuramente tranquille.

Dalla quasi perfezione tedesca, agli immondezzai delle scarpate di quelle spagnole.

Soprattutto, questa camminata, è stata la MIA camminata!

Dopo circa 3000 km…

In genere preparavo i miei cammini basandomi sulle esigenze, anche se potrebbe sembrare diverso, degli altri, tutto era confuso ed incasinato.

Stavolta no! Stavolta ho preso prima un impegno e sopra ci ho costruito la “passeggiata”!

Non avete idea di quanto sia soddisfacente ciò!

Vero, alle volte dai miei scritti pareva fosse il contrario, ma un poco di “apprensione” nel lettore non vogliamo mettercela!?!?😁😂

Considerando che quello su cui avevo basato, o meglio, costruito il tutto, mi è stato  negato, mi ha indispettito e non poco, ma non per quello che si potrebbe pensare, semplicemente per il fatto che ho lasciato il passaporto a casa: avrei potuto continuare in Marocco… a questo punto, bestemmie ed imprecazioni!!! 😁😂😁😊

È stata una bella camminata, che però non vorrei ripetere, sono altri gli obiettivi che mi propongo, per primo fare quello che la crisi allergica mi ha negato lo scorso anno, e intentare il Te Araroa, nella versione leggera però!

Ma il mio grande sogno è e rimane il periplo dell’Australia!

Sono alcuni anni che ci penso…

Chi vivrà vedrà!!!

Grazie a tutti coloro i quali mi hanno seguito!!!

A parte quello… il dispregiativo lo lascio alla vostra fantasia, che mi ha cacciato da un gruppo che parla di cammini in solitaria, perché pare facessi promozione di me stesso!!!

È sempre incinta la madre di certi personaggi!! 

Ma “promozione di se stessi” che cazzo vuole dire?

È una pagina che parla di gente che viaggia da sola, dovrebbe chiuderla lui stesso, visto che il solo fatto di dire di avere fatto il biglietto del bus sta a significare che parli di te!!!

Poi si lamentano che il mondo va male, con certa gente in giro è già tanto che va!!!

Perdonate il piccolo sfogo!!!

À la prochaine fois!

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29-30’settembre, da Los Arcos de la Frontera a Medina Sidonia a Tahivilla

Alle 8 mi tiro su, devo darmi una ripulita prima di partire.

Il bar gestito dai cinesi è aperto, colazione e via.

Stavolta la strada è stretta e stranamente trafficata per essere domenica.

Seguendo la A389 mi avvio verso Junta de los Arcos, pochi km, ma stamane mi sento addosso un grosso macigno.

Il panorama cambia poco col passare dei km, così quando arrivò ad El Chaparrito, trovarmi in mezzo ad un bosco di eucalipti che avvolge delle abitazioni, la cosa mi pare strana.

Pochi km prima ho fiancheggiato per alcune centinaia di metri un parco solare decisamente grande, La Valle 1 e 2.

Ad El Chaparrito decido di sostare per mangiare qualche cosa, sono te giorni che mi porto al seguito un pecorino che con il calore dei pomeriggi verso le 16 pare una Torta del Casar.

Buono assieme dei fichi secchi che raccolgo da un albero lì vicino.

Riparto, stavolta in direzione di Paterna de Rivera, sosta per una breve dormita, un bar per un caffè e vado avanti.

Proseguo verso Medina Sidonia.

Il pomeriggio è decisamente caldo, fortuna per la scorta di acqua di ieri.

Il territorio che attraverso è brullo e la terra è già stata girata, in pratica il nulla.

Arrivo al centro abitato verso le 18:30, dopo la sosta, lungo la salita, per merendare con vino e biscotti secchi, non male.

Mi permette di arrivare in paese “bello fresco”.

Comincio a chiedere informazioni riguardo a qualche parco o cose simili, ove sostare per la notte.

Passo un paio di ore in un bar, quindi, scendendo dalla collina, mi fermo nel luogo indicatomi.

Speriamo che l’irrigazione automatica parta dopo le 8:30.

Col caldo di questi giorni ho deciso per tappe brevi, non più di 40 km.

Arrivo previsto martedì!

Il ginocchio continua dolere e alla distorsione va aggiunto, che il menisco interno sx ha iniziato a darmi fastidio!

Mi alzo presto.

Alle 7:45 sono per strada. 

È uno di quei momenti nei quali, l’unica cosa che ti passa per la testa, sono bestemmie ed imprecazioni.

Da dove ho piazzato la tenda ho una incredibile visione del mare di nebbia sottostante.

Ad est sorge il sole e la visione si fa ancora più bella e non ho la mia 60D!!!

Ad ogni modo mi muovo verso il basso e dopo pochi minuti mi trovo immerso in quella stessa nebbia.

Iersera in paese mi hanno detto che avrei trovato, per fare colazione, almeno un paio di bar, il primo è aperto, e dopo avere rischiato di essere investito, nonostante tutti gli accorgimenti possibile per farmi notare, decido di sostare fino al diradamento nebulare.

Dopo tre caffè, una tostada e tre calici di Canasta, la nebbia si dirada, quindi mi avvio in direzione sud.

La strada non è male, la sua bella banchina ce l’ha, ma la nebbia non si è diradata del tutto e procedo cautamente.

Verso le 11:30 è giunto il momento di togliere il gilet, comincia a fare caldo.

Per fortuna Benalup-Casas Viejas non è molto lontano.

Ci arrivo, come previsto, verso le 13:30, una poca di spesa, tanta acqua ed una lunga sosta.

Riparto verso le 15:30, sono intontito dal sonno, ma debbo assolutamente muovermi, il tratto di strada che mi separa da Tahivilla non è dei migliori.

Strada di campagna, o come dicono qui “camino agricola”, che per i primi km è su asfalto.

Pochi km e poi sterrato, non certo dei migliori.

La fatica è tanta, ma decido per la deviazione su un camino privato, saltando quello indicato dal navigatore.

Infatti, come molte altre volte, mi indica una strada che non esiste.

L’entrata è aperta, ma l’uscita è bloccata, decido per smontare tutto, passarlo oltre il cancello e proseguire per il paese che si trova a meno di 500 m.

L’acqua l’ho terminata poco prima di arrivare, ma i 3 l che bevo all’arrivo non bastano a compensare i liquidi perduti.

Lungo questo tratto la temperatura è stata elevata, non parlo dell’umidità, solo perché non ho i dati, ed infine le mosche, terribili!!!

Abbronzature

Domani Tarifa!

A bientôt!!!

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27-28 settembre, da Fuente del Rey a El Trobal ad Arcos de la Frontera

Notte insonne a causa del ginocchio dolorante.

Non c’è posizione che mi consoli, fa veramente molto male, inoltre il dolore si propaga a tutto l’arto.

Sono così sconsolato che ho mandato alcuni wa per dire che mi sarei fermato.

I pensieri sono tanti, pure quello di andare, di primo mattino, all’ambulatorio del paese.

Alle 8 sono ancora in tenda e mi sfiora l’idea: ho fatto di peggio, perché dovrei fermarmi in questa situazione quando mancano pochissimi km alla fine?

Mi metto la ginocchiera, vado a fare colazione e mi avvio.

Naturalmente non è facile, ci mancherebbe, ma il primo tratto di strada, di quelli che ti fanno andare su tutte le furie, ti fa passare il dolore e quasi non ti accorgi dei km fatti.

Così dopo due ore, pur non avendo coperto chissà quale distanza, sono fuori dalla zona industriale La Isla II.

Prendo la SE-9024, strada stretta e pericolosa, ma che per fortuna ha come vicina una via pecuaria ben liscia, e mi avvio verso Los Palacios y Villafranca.

Nel centro abitato ci arrivo dopo circa 3 ore e 30.

C’è un bel parco che ha però un piccolo difetto, delle circa 30 panchine, solo 2 sono all’ombra, una è occupata e l’altra pare esserlo, ma per fortuna il tipo se ne va io ne approfitto per mangiare e dormire.

La sosta mi ha creato un piccolo problema, il dolore al ginocchio, che sembrava assopito, si ripresenta in tutta la sua forza.

Cerco la stazione degli autobus, la trovo, ma da qui vanno solo a Siviglia, non ho alcuna voglia di tornare indietro.

Mi fermo un poco al fresco e controllato il gps, mi riavvio obiettivo El Trobal!

Sono 8 km di quasi totale piano tra i campi di cotone.

Ci arrivo verso le 18:30, il prossimo paese è a 7 km, non voglio rischiare  oltre e trovato il posto dove piazzare la tenda, decido di sostare.

Alle 7:0 sono al bar, oltre che la colazione devo pure ricaricare il cellulare.

Caffellatte ed i biscotti che ho acquistato ieri, meglio di così!

Mi muovo in direzione di las Cabezas de San Juan: perché “las cabezas ” che era un’Idra?

Campo di cotone, risaie e niente altro almeno fino a Vetaherrado, ma poi tutto continua imperterrito come descritto, almeno fino a Las Cabezas.

Qui decido per una breve sosta, faccio il minimo di spesa, acqua e pane, panchina per pranzo, e via verso Gibalbin.

Oggi il caldo è intenso e le soste per bere e bagnare la testa, sono tante, per fortuna ho quasi 7 l di acqua al seguito.

Arrivato in paese verso le 16 cerco un negozio, ma oggi è chiuso, chiedo al bar e mi danno l’acqua che voglio, avessi chiesto prima mi sarei risparmiato almeno 90 m.

Verso le 17:30 sono sulla via per Arcos.

13 km di totale ed assoluto nulla, tra terre brulle e vigneti quasi senza foglie, esclusa la cantina del paese, ma è sabato ed è chiusa.

Il sole cuoce, le mosche fanno impazzire, ma per fortuna il poco vento che c’è, leggermente consola.

Ad Arcos ci arrivo verso le 20:15.

Comincio a chiedere, mi danno delle buone riguardo al supermercato, 9 l di acqua, spero che bastino per domani, e ad un signore al quale chiedo dove possa piazzare la tenda, mi risponde che posso metterla sul suo terreno.

 Ottimo, ma devo scendere al supermercato, e risalire di nuovo, comunque alle 21 è piazzata.

C’è festa in paese e nonostante mi trovi ben lontano dal luogo dei festeggiamenti, il frastuono mi raggiunge anche qui.

Nottata strana, fatta di mal di stomaco ed insonnia.

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25-26 settembre, da Almaden  de la Plata a Guillena a

Mi tocca andare fino al panificio per avere il pane fresco alle 8.

Dopo la colazione mi avvio.

La salita è come la conosco, non molto ripida, ma come primo impatto, stancante, per fortuna dura solo un paio di km.

Da qui in poi un continuo saliscendi che raggiunge il picco poco dopo l’ingresso al parco del Berrocal.

Una discesa, che fatta al contrario, ti mette alla prova, sono un paio di centinaia di metri, ma molto impegnativi.

A circa 9 km da Castilblaco decido per una breve sosta e per rifocillarmi un poco.

Ho la vaga impressione di essere in ottima forma, e di camminare veloce, oppure il chilometraggio stradale è stato messo lì tanto per fare mostra di se.

Arrivo a Castilblaco con circa 45 minuti di anticipo, sosta bevuta fresca, per terminare il pranzo e riavviarmi.

Passando per l’ostello decido di riposarmi un poco, ma l’ospitalero è un ragazzo italiano e ci perdiamo in discorsi di cammini ed annessi fino alle 15:15.

Alla ripartenza sono assonnato è più stanco.

Dopo circa 300 m incontro un altro “carrellista” un pellegrino di Como che viaggia con il suo carretto, suo nel senso che se l’è costruito.

Breve scambio di consigli e poi per lui finisce la tappa e per me la decisione se andare per la statale o per il cammino.

I ricordi arrivano fino a circa 5 anni fa, la pista era decente, quindi rischio e scendo per il cammino, tra le altre cose, sono circa 6 km di meno.

Ancora non so se ho fatto la giusta scelta, ma il percorso è più terribile, ma molto di più, di quanto immaginassi.

Una discesa di circa 3 ore, con grande fatica, e con dei dubbi sulla resistenza del carretto.

Finalmente alla fine dello sterrato, imbocco la strada regionale.

Mi sa che ho fatto, comunque, la giusta scelta.

Gli ultimi due km sono decisamente pericolosi, la banchina è stretta ed il traffico è tanto.

Decido per l’ostello La Luz del Camino, qui una gentilissima proprietaria mi accoglie.

Ora cominciano i dubbi, mi fermo a Siviglia, e non sarebbe male, o vado fino a Tarifa.

Domani per Siviglia ci passo e poi deciderò.

Ve lo dico senza troppi problemi: sono stancherrissimmo!!! 

P. S. Tra ieri ed oggi ho percorso 110 km, il che mi fa pensare che in fondo non sto così male!!! 😁😁😁

Manco farlo apposta, ecco oggi, mi taglia le gambe, riduce in brandelli il mio spirito e quasi manda “affa’ncuore” il finale della mia camminata.

Già dalle prime ore, o meglio dai primi km, pare che tutto voglia andare in vacca.

Il carretto, attraversando un percorso che ritenevo decente, ed invece si è rivelato una vera ciofeca, fa degli strani rumori che prima non avevo sentito, rischio, prima di slogarmi la caviglia sinistra e poi il ginocchio sinistro, domani lo saprò, ed infine l’attraversamento di Siviglia, o meglio, l’uscita dalla città.

Verso le 18 ne ho le tasche piene, ed è solo il fatto che possa riposarmi un poco di più che mi fa desistere dal tornare a casa.

Come detto, il primo tratto è una vera merda, se ieri scendendo a Guillena, mi sono trovato male, oggi sui circa tre km che mi portano alla A8081, ho navigato nello sterco.

Ad ogni modo, passati questi km, la strada diventa potabile e poi decisamente “camminabile”.

A Siviglia ci arrivò con molto anticipo rispetto al previsto, oramai la gamba c’è, manca ancora un poca di testa e poi posso fare il giro del mondo.

In città ne approfitto per pranzare, lungo il Guadalquivir, mentre ci sono i lavori di manutenzione dei prati, fa nulla, sono così stanco che quasi non me ne accorgo.

Lungo il fiume, che è la direttrice che mi porterà fuori dalla città, ci cammino circa un’ora, poi di nuovo sosta presso la stazione dei bus di Plaza des Armas.

Dopo un paio di ore riparto e qui la “tragedia”.

Leggere il gps è un vero enigma, tra l’uno, Google, e l’altro, Maps, c’è da diventare scemi.

Così dopo diverse ore di bestemmie, la discesa di una scarpata che quasi mi porta alla rottura del ginocchio sx, ho davvero temuto di dovermi fermare, per circa 10 minuti ho visto le stelle, e il tracciato che sempre peggiora ad ogni metro, decido, giunto a Fuente del Rey, di fermarmi.

Ho fatto pochi km, questo mi fa leggermente incavolare, non ci arrivo domenica, di questo passo, a Tarifa.

Domani “vedrebbimo”!

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23-24 settembre, da Villafranca de los Barros a Fuente de Cantos ad Almaden de la Plata

Provo a partire presto, ma tra il gps e i consigli di alcune persone, esco dal paese dopo le 8:30.

Questo fa sì che accumuli già molto ritardo, ma non mi perdo d’animo il primo paese, Calzadilla de los Barros, è a 32 km e niente altro che campagna in mezzo.

Infatti lungo la N630, poco cambia rispetto a ieri, vigneti, uliveti, uliveti e vigneti e vigneti/uliveti, ogni tanto uno sprazzo di terra rossa appena arata o il giallo secco dei campi di grano mietuti.

Non c’è molto da dire di questo tratto paesaggisticamente e l’unica cosa che mi viene da dire è che la statale è meglio del cammino che passa per Zafra.

Naturalmente a Calzadilla la sosta è d’obbligo, stamane alla partenza, a parte qualche bar e qualche panificio tutto era chiuso, quindi arrivare per le 14 era d’obbligo.

Sostò nella piazza del paese dopo una breve spesa e decido di acquistare l’acqua prima di partire.

Distrazione di un attimo ed il negozietto è chiuso, poco male a Fuente de Cantos rimedierò.

Altri 6 km sotto un sole cocente, ma in paese tutto chiuso i negozi aprono dopo le 17 e l’acqua dei rubinetti mi dicono che non è potabile.

Non rischio, con questo calore, ad andare avanti, fino a Monesterio non c’è alcunché.

Decido di fermarmi qui, anche perché questa sosta mi ha rotto il ritmo, trovo l’ostello, che una volta era un affittacamere e mi ci fermo.

Nell’ultimo tratto ho trovato l’Extremadura che ricordo, quasi tutto arido, porcilaie, torrenti e pozze d’acqua secchi ed il calore insopportabile.

Stamane, come ieri, faceva molto fresco, ed il gilet di pile non bastava, fino alle, però 11 l’ho dovuto indossare.

Stranamente non ho bevuto molto, con 2,5 litri ho percorso senza problemi i 38 km della tappa.

Domani non so, non azzardo previsioni anche se partirò ben fornito d’acqua, proverò a fare i km che avrei voluto fare oggi.

Oggi tappa lunga!

Colazione in ostello, alquanto magra!

Alle 8 sono al bar per una tostada ed un caffellatte, “dos is megl che uan”!

Sono 20 km fino a Monesterio. 20 km del nulla di cui avevo parlato riferendomi all’Extremadura.

Il fastidio dell’autostrada, in alcuni tratti, ed il silenzio che mi permette di ascoltare musica senza l’uso delle cuffie.

Pure incontri di belle persone, quantomeno all’apparenza, una simpaticissima coppia irlandese che mi fa il “terzo grado”!

Verso 3/4 della strada lo stomaco mi dice che non ce n’è più!

Mi ricordo così delle uova che ieri sera ho lessato e messe nel borsone.

Sì, perché ieri sera, dopo quella di Herne, mi sono permesso una carbonara, certo non avevo il guanciale ed il pecorino, ma gli altri quattro hanno apprezzato moltissimo, ed effettivamente, nonostante le deficienze descritte, mi è venuta buona.

Le uova erano avanzate, così le ho lessate e portate al seguito.

I 20 km che mi separano da Monesterio li percorro in tempo record, d’altronde a parte qualche foto non ci sono molte distrazioni.

Qui mi premuro di fornirmi la pappa del pranzo e della cena, quindi sosta al parco all’inizio/fine del paese e riprendo scendendo verso il bivio per El Real de la Jara e Santa Olalla.

Lungo la salita incontro 3 persone, scambio di consigli e via verso il bivio.

Qui giunto decido per El Real, è una strada che conosco e che mi va bene, inoltre c’è l’ostello.

È un tratto di oltre 10 km di sterrato, ma è una buona strada e solitaria come piace a me!

Naturalmente, essendo contro mano, incontro altre persone, tre per l’esattezza, e tutti di Logrono.

A El Real ci arrivo verso le 17, un buon caffè americano con ghiaccio e chiedo dell’ostello.

Sbaglio strada e mi ritrovo su quella per Almaden, non ho voglia di tornare indietro, sono 14 km ed ho 4 ore di luce, vado avanti.

La strada è come la ricordo lo scorso anno, fatta in macchina, e non come nel 2010.

Tortuosa e con continui saliscendi.

Anche stavolta ci impiego meno del tempo previsto e verso le 20 sono in paese.

La speranza è di trovare un negozio aperto, non tanto per cenare, ho mangiato per strada, ma quanto per fare le scorte per domani.

Stavolta mi sistemo nell’albergue El Reloj: molto bello, lo raccomando, il prezzo è lo stesso che di quello municipale.

E lì vicino c’è il negozio, così mi organizzo per domani, devo arrivare quantomeno a Guillena.

Oggi il tempo è stato a strati: fresco al primo mattino, ottimo fin verso le 13, caldissimo il pomeriggio e discreto dopo le 18.

Il percorso: dopo la campagna brulla fino a Monesterio, tutto è cambiato, allevamenti, di maiali e capre, immersi in grandi querceti.

Domattina dovrò decidere da che parte andare, se passando per Castilblaco de los Arroyos o scegliere la N 630, qui mi consigliano la seconda opzione, domani vedrò!

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21-22 settembre, da Santa Amalia a Merida a Villafranca de los Barros

Ho dormito in un letto, ha fatto tre docce, e mi sono riposato.

Alle 8 sono al bar.

Cerco il percorso migliore e mi avvio lungo la N 430.

Pur esendo sabato il traffico è intenso, specie di autotreni, ma questa è zona di pomidoro quindi la cosa è plausibile.

Il percorso non è male, molto asfalto ed un tratto di sterrato.

Le diverse coltivazioni si susseguono, e sempre di più rimango sorpreso da questa parte di Extremadura.

Tra le altre cose,tra le varie coltivazioni, trovo quella di prugne e simili, naturalmente è pranzo.

Stamane ho incontrato un viandante, che zaino in spalla fa lo stesso mio percorso.

A San Pedro de Merida ci presentiamo, lui è Umberto, di Bergamo e sta facendo il Mozarabe.

Camminiamo un poco assieme e dopo un caffè a Trujillanos ci speriamo, lui prosegue seguendo le frecce io lungo la statale.

A Merida, finalmente, trovo una lavanderia gettoni, mi ci fermo e faccio il tanto sospirato bucato.

Nel frattempo arriva pure Umberto, e ci diamo appuntamento all’ostello.

Arrivato all’ostello trovo una buona compagnia, tre francesi, l’ospitalero e Umberto, Si finisce per cenare assieme.

Non certo una cena da ristorante a 5 stelle, ma la compagnia è buona e lo stesso vale per il vino.

La serata viene interrotta dalla pioggia, che poi dura poco, ma intanto abbiamo messo tutto a posto.

Domani spero di arrivare a Villafranca de los Barros! 

Il tempo pare volere essere a mio favore.

La pioggia di stasera sembra essere solo una presa in giro, domani si vedrà!

Ha piovuto tutta la notte, ma alle 7 il cielo è sereno.

Pure la temperatura è cambiata, si è abbassata di molto ed il vento amplifica la sensazione di freddo.

Stamane colazione in ostello, un caffellatte freddo, hanno solo il microonde, ed un paio di pasticcini confezionati, ma va bene così, il primo bar che incontro è a Torremejia, verso le 11.

Da Merida a Torremejia il tratto di strada è stupendo, la banchina è stata trasformata in una pista ciclabile che porta fino a Zafra, per me una pacchia.

Come detto le temperature sono basse ed in aggiunta il sole non si fa vedere.

Non ci sono negozi aperti, ma dopo avere fatta la seconda colazione, a Torremejia trovo aperta una panaderia, un buon pane ed affettato.

Qui stranamente non trovo panchine, sono così costretto a pranzare seduto sul guardrail fuori dal paese.

La tappa successiva è Almendralejo, patria del “Cava”, ottimo “vino bollicine” Spagnolo.

Anche qui non trovo alcunché di aperto e non mi va nemmeno di fermarmi in un bar, così vado avanti facendo l’assaggiatore di uva.

Qui la vendemmia è quasi terminata, ma rimangono alcune vigne con molta uva ancora sulla pianta, in genere bianca, ma comunque succosa e molto dolce, risolvo così in un colpo solo bere e mangiare.

Il paese successivo è l’arrivo della tappa odierna.

La N630 corre quasi dritta da Merida a Zafra, quindi non è un problema trovare la giusta direzione.

All’uscita da Merida, circa dopo 5 km, incontro, prima uno spagnolo che mi consiglia di stare lontano dal cammino, in quanto la pioggia notturna ha trasformato il sentiero in un pantano, poi un italiano, Maurizio di Verona e Benjamin, danese.

Scambio di poche parole e poco più avanti un estone con una terribile infiammazione al tendine di Achille sx.

La facilità della tappa odierna mi porta ad arrivare a Villafranca verso le 18, ho camminato veloce, nonostante l’uva e le continue brevi soste.

Arrivato in centro, trovo aperto un negozio di dolciumi e riesco a bermi una birra fresca accompagnata da delle patatine.

Quindi vado verso l’ostello, mi ci sono già fermato in precedenza, quindi conosco anche se sta volta a fare da ospitalere è la figlia della proprietaria.

Come ovunque, anche qui devo fare il racconto della mia camminata.

Trovo pure una bergamasca, Sara, con lei una tazza di tè al bar.

Per fortuna trovo pure la farmacia aperta, scorta di antistaminico.

Domani devo vedere, penso di poter arrivare quasi a Monesterio, anche se spero di andare oltre, quantomeno al parco che c’è in direzione Siviglia.

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19-20 settembre, da Canamero a Zorita a Santa Amalia

La corta giornata di ieri, solo 9 km, che ho dedicato al “riposo”, al bucato e ad una bella dormita sulla panchina del parco vicino al fiume. È praticamente volata!

La breve salita al Puerto e la lunga discesa a Canamero, mi hanno solo permesso di vedere quella che è la parte nascosta, per chi percorre la Ruta de la Plata, dell’Extremadura.

Mi lascia affascinato il paesaggio, penso che pochi si aspettino una cosa del genere, boschi di quercia, campi di grano, che certo in Spagna non mancano, ed ogni tanto qualche vigna, in pratica tanto verde.

L’arrivo a Canamero è molto simile a tanti paesi della Spagna, lo vedi solo quando ci sei dentro.

Qui, oltre che a trovare finalmente una scheda telefonica, trovo anche della gente decisamente amichevole.

L’ex sindaco si premura di vedere se l’albergue accetta viandanti in solitaria, Severino e Marcial si premurano di farmi da anfitrioni del paese e Manuel, al fine, mi ospita per la notte in casa sua, questo mi costa 8/9 giorni di vino, dato che durante la notte se l’è bevuto quasi tutto, circa 3 l, pazienza ho dormito in un letto, per il vino spiace in quanto vino naturale e ci avrei bevuto per una decina di giorni, erano 5 l.

Giornata di totale relax, e di bevute esagerate, per fortuna qui i calici sono piccoli, di contro però il costo è risibile, 0,50€ a calice. Così finisce la giornata!

Alle 7:30 sono alla churreria assieme a Manuel.

In questa, i churros, anzi “los porros,” sono pieni di olio, di conseguenza passo all’altra, poco cambia e me ne accorgo successivamente lungo la strada.

La tappa di oggi è particolare, da Canamero a Logrosán tutto bene, ma arrivare a Zorita sono ben 19 km del nulla più assoluto!

Ho avuto l’accortezza di fare scorta di cibo e acqua soprattutto.

Questo mi permette di effettuare una sosta dopo circa 15 km, un piccolo spiazzo lungo la strada, un ceppo di quercia e riesco a mangiare qualche cosa.

Dopo altri 4 km arrivo a Zorita.

Mi fermo presso un parco all’ingresso del paese, qui mi faccio una bella dormita e al risveglio altri due calici di vino.

Proseguo lungo le strade del paese e dopo averlo attraversato tutto, mi fermo.

Altra gran bella dormita su una panchina.

Al risveglio, quasi due ore, chiedo informazioni, mi tocca tornare indietro.

Alla “tienda del pueblo” faccio spesa, pure per domani, e passo al bar dall’altra parte della strada per un caffè!

Il resto è storia, un paio di ore con alcuni avventori e il proprietario, spesa: 0€!

Questi mi indicano il “Cura” del paese per trovare un posto per dormire.

Ci vado dal Cura, ma mi dice che non è autorizzato ad ospitare gente!

Fa nulla, ritorno al bar e torno sui miei passi, il parco del paese è a poche centinaia di metri, lo raggiungo.

I gestori del bar mi dicono che non c’è problema, così pianto la tenda.

Domattina aprono alle 6:30 e “fieste in domo”!!!

Alle 6:30 sono oramai sveglio da oltre un’ora.

Qui si sono dati appuntamento dei pescatori per una gara che si svolgerà ad una decina di km.

Al bar c’è una ressa incredibile, così, con molta calma, mi preparo il bagaglio.

Verso le 7:30 riesco pure io ad avere il mio “cafè con leche” ed il secondo lo offre la casa.

Appena fa luce parto, sono circa le 8:10.

Per oggi il programma mi dice di camminare circa 40/45 km, così sabato potrei essere a Merida, cosi altri 10 gg e dovrei terminare il viaggio.

La strada per il primo tratto è una lunga discesa fino ad Alcollarin, in paese trovo nulla, perciò proseguo verso Escorial, 15 km di totale nulla, se nulla vogliamo considerare allevamenti, piantagioni e coltivazioni.

La foto non rende l’idea, il parco solare è lungo oltre 2 km

Qui mi fermo, mi faccio affilare il coltello, un finto Opinel, pranzo, acquisto del “pan de pueblo” e mi avvio verso Miajadas.

Qui scorta d’acqua e lunga sosta, ma senza il sonnellino pomeridiano, la cosa mi piace poco, ne ho bisogno!

Da qui a Santa Amalia è un quasi totale cammino su sterrato, la cosa stanca molto e considerando il fatto che in questi ultimi giorni la fatica si fa sentire e non poco, ciò mi disturba molto, d’altronde, in questo caso, avessi scelto la statale ci sarebbero state un paio di ore in più.

Alla meta odierna ci arrivo dopo essere passato per Valdehornillos e avere fatto merenda con due stupendi cuccioli di mastino dei Pirenei.

I 6 km che dividono i due paesi mi fanno lo sorpresa di farmi vedere le prime risaie spagnole, non so che qualità si coltivi, ma spero il Bomba, il riso della Paella!

All’arrivo mi fermo in un bar per delle informazioni, l’ostello è 8 km più avanti, non ho salsicce da appendere.

Sta piovendo, così decido per un hostal economico, economico si, ma appena rimesso a nuovo, questo mi fa contento.

Finalmente, dopo il Puerto de Cotos, più di una settimana, faccio una bella doccia e non avete idea di quanto sia gratificante!

Esco solo per prendermi qualche cosa per cenare, quindi di nuovo in albergo, non prima di avere fotografato un bell’arconaleno.

Domani Merida, breve tappa e sosta allo ostello!

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