11-12 settembre, da Navafria a Puerto de Cotos a El Escorial 

Nottattaccia, vento e freddo, strani rumori attorno alla tenda e poco sonno per i troppi caffè bevuti.
Alle 8, ad ogni modo, sono per strada, mi aspettano 10 km di salita, non molto ripida ma continua.
Aggiungiamo pure la nebbia che assieme al vento mi danno non poco fastidio.


La salita come promesso è continua con poche centinaia di metri di “riposo”, il traffico scarso rende comunque “potabile” la camminata.
Il freddo è amplificato dalla tanta umidità e dalle gocce d’acqua che cadono dagli alberi.
Mi vedo costretto ad indossare la giacca a vento sopra la felpa.
E si continua a salire mentre il vento, che in mezzo al bosco sento solo soffiare sulle fronde degli alberi, si fa a tratti coraggioso e scende fino alla strada nei pochi posti ove l’alta vegetazione è assente.
A volte riesco pure a vedere le evoluzioni che fa, è la nebbia che palesa la presenza della massa d’aria in movimento.
Dopo quasi tre ore arrivo al Puerto de Navafria, 1773 mslm, ho raggiunto la mia “Cima Coppi”, pura illusione!
La discesa: comincia con la nebbia ed il vento forte, mano mano che scendo però, la nebbia scompare e lascia il posto ad uno splendido panorama della valle sottostante con il paese di Lozoya e il suo lago.
Scendere è più faticoso che salire, questa discesa è ripida e mi costringe a diverse fermate.


Durante una di queste decido per il pranzo, non sono nemmeno le 11:30 ma senza cena e senza colazione la fame si fa sentire.
I rumori del bosco sono gli unici compagni di questa tappa, alberi che che sembrano lamentarsi al piegarsi causa il vento, scricchiolii che sembrano gemiti ed il vento sempre a farla da padrone.
Sono 11 i km della discesa, così dicono, ma a me sembrano molti di più, la braccia mi fanno male e fino alla fine della discesa, nemmeno in Finlandia è successo per così tante ore, non tolgo i guanti.
In paese faccio un poco di spesa, un caffè, una pennichella  e riparto alla volta di Rascafria.
Dieci km di leggera salita che mi portano ai 1200 mslm del centro.
Qui mi fermo in un bar e comincio la mia indagine.
Da prima di partire mi ero ripromesso di passare per questo centro per un motivo ben preciso: il monastero!
Non che mi sia convertito, intendiamoci, ma per il nome che questo porta: Monasterio  Santa Maria de El Paular.
Ben a pochi questo dirà qualcosa, ma Paulâr è il nome del mio paese di provenienza!
Breve indagine per scoprire il significato della parola e la prima sorpresa è nel sapere che per molti il termine deriva dal nome di un albero, il povolâr, in pratica uguale!
Però c’è sempre il bastian contrario, è quello che par essere lo storico del paese mi dice che il nome deriva dalla parola spagnola “paular” che significa pantano, palude, cosa che a dire il vero avevo già appurato.
Chi avrà ragione?


Dopo l’oretta passata in paese è tempo di proseguire.
Seguendo la stessa strada che mi ha portato al monastero, continuo verso il Puerto de Cotos, 16 km di altra salita e se si vuole pure più dura della precedente.
Anche qui si sale in maniera quasi uniforme, senza strappi o piani per “riposare”.
Ci arrivo dopo circa 3 ore e raggiungo la nuova “Cima Coppi” 1830 mslm.
Mi trovo in un parco ed è assolutamente proibito campeggiare.
Sulla cima incontro un ragazzo che avevo già visto ieri è che in compagnia di alcuni amici si trova per seguire la tappa di domani della “Vuelta”.
Mi dice di mettermi con la tenda dove vanno loro, ma sono troppo stanco e dopo avere pensato di sistemarmi nella fermata del bus, coperta e con una bella panca, decido di passare la notte nel vicino ostello, sono tre giorni che non faccio una doccia e sono senza roba pulita.


Parlando del mio viaggio le notizie che mi danno circa la tappa di domani non sono delle più piacevoli, altra salita!

Nonostante il letto la dormita non è stata delle migliori.
Comunque alle 8:00 sono a fare colazione e poco dopo sono per strada.
Sulla prima parte della tappa, la discesa fino al bivio per Los Molinos, oggi passerà la 18ma tappa de “La Vuelta”. 
Per ciò che mi riguarda, fino alla Estacion Puerto Navacerrada, è un bel piano che mi permette di fare i primi 6 km senza alcuna fatica.
A questo punto inizia la discesa, 11 km decisamente duri con punte del 9%. 
A salire sono in tanti, specie ciclisti, che quando li vedo in difficoltà li incoraggio dicendo loro che il peggio viene ora!
In fondo alla discesa, che devo ammettere ha messo a dura prova le braccia, sono dolenti ed immagino con qualche infiammazione, mi fermo presso il ristorante La Fonda. Sono le 11:30 e fino alle 13:45 attendo il passaggio dei ciclisti.


Riparto alla volta di Los Molinos, qui giunto chiedo informazioni e vengo a sapere che il Puerto Leon non è permesso ai cl isti e tantomeno ai pedoni.
Decido così per la deviazione verso Guardarrama.
La strada, nei primi 6 km, non è delle migliori e se ci aggiungiamo dei guidatori imbecilli, la frittata è servita!
A questo punto arriva uno dei momenti no!
Sono a pochi km da Madrid, basta un bus urbano e torno a casa, poi c’è Martina…
Ma sono deciso a continuare e proseguo verso El Escorial.
Pure qui nulla mi induce a proseguire, tutto è recintato, il campeggio a 4 stelle lo evito e ciliegina non c’è ostello in zona.
Ma proseguo.
Mi fermo in un supermercato e chiedo informazioni e finalmente ho delle buone nuove, una commessa del negozio, che è del posto, mi dà le giuste indicazioni, così mi sistemo per la notte. Un parco al limite del centro abitato.


Il tempo oggi è stato clemente, fresco la mattina e poco caldo il pomeriggio.
Il percorso è stato, in pratica, tutto in discesa, dai 1830 mslm ai circa 1200 di El Escorial.
La deviazione di oggi mi porta ad allungare di circa 12 km il percorso.

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9-10 settembre, da Aranda de Duero a Fuenterrebollo a Navafria 

Le insistenze di Giorgio a fermarmi hanno avuto successo e non ho nemmeno protestato, poi c’è Nico 😍😍😍
Alla fine la stanchezza era ed è così tanta che ho sostato per 5 giorni, mi ci volevano proprio.
Comunque non sono stato del tutto a riposo, un piccolo aiuto nel ristorante l’ho dato e come al solito ho fatto il pastaio.


Stamane però ho deciso di muovermi, non sono risalito a Burgos, la cosa diventava un poco pesante.
Ho puntato direttamente a Rascafria, ci arriverò mercoledì, o meglio ci passerò.
Partenza tarda, 9:20, ma questo non ha pregiudicato la lunghezza della tappa.
Questa sosta ha lasciato il segno, dopo un paio di ore l’acido lattico ha iniziato a farsi sentire, non mi sono fatto condizionare.
Dopo le mangiate dei giorni scorsi, finalmente ho pranzato, al tavolo, del ristorante di mio figlio, due volte, oggi ho deciso per la leggerezza, un fuet, una ciabatta all’olio xv di oliva e tanta frutta a ciò ho aggiunta una buona scorta d’acqua.
Anche oggi tutt’a strada asfaltata, la CL 603, che in provincia di Segovia cambierà sigla e diventerà SG612.


Una bella strada che attraversa il grande tavoliere spagnolo, con dei panorami che le mesetas, tra Burgos e Leon, fanno ridere, sconsigliato agli agorafobici.
Per diversi km ho camminato tra i vigneti del DOC Ribera de Duero.
I campi oramai sono verdi delle sole vigne, del giallo dei campi di grano mietuti e del colore della terra che comincia ad essere arata.
È stata una bella giornata di sole, anche se al mattino la felpa oramai è d’obbligo, rinfrescata da un bel vento che ha soffiato dalle 10 in poi.
La discesa a San Miguel de Bernuy ha cambiato il panorama, si cominciano a vedere dei grandi boschi stagliarsi all’orizzonte.
Il confine di questo cambiamento è il Rio Duraton, passato il ponte iniziano delle piantagioni di platani e proseguono le foreste di pino.


Queste mi darebbero la possibilità di piazzare la tenda in tantissimi posti, preferisco continuare e giunto a Fuenterrebollo chiedo e mi indicano un bel posto vicino alla piscina comunale, sono le 20:30!

La giornata comincia bene, non fa freddo, il cielo è sereno e la strada, come ieri, ha una bella banchina transitabile.
Alle 8:20 mi muovo alla volta di Cantalejo, a soli 3 km da dove ho campeggiato.
Ci arrivo in un momento particolare, tutto d’un tratto si alza il vento e si abbassa la temperatura.


Il centro abitato è fornito di tutto quel che serve, dal panifico col bar e da diversi negozi, quindi scorta alimentare giornaliera, ma anche di più.
La strada da seguire è sempre la CL603, almeno fino al bivio per Segovia.
Controllando il gps, stamane, ho notato qualche cosa di strano, ma non ci ho fatto caso.
Comunque la strada è bella, il traffico è poco e tutto fila liscio, o quasi, visto che sono costretto a mettere e togliere continuamente la giacca, poi passo al gilet e alla fine pure la felpa.
Mi sono segnato i paesi che dovrò attraversare, sempre con il dubbio di quel qualche cosa di strano.
Cantalejo, Cabezuela, Munoveros, Caballar, La Cuesta, Aldeasaz, Pelayos del Arroyo, Sotosalbos, Collado Hermoso e alla fine Navafria.


ovunque vai la stessa gente

Questi i paesi di oggi, paesi, almeno da Caballar a Collado Hermoso, che fino a ieri non risultavano sul tracciato, la poca affidabilità di Google Maps si fa sempre più sentire.
Questo mi ha portato completamente fuori strada facendomi allungare di almeno 10km.
A Sotosalbos mi sono riguardato il tutto, ho ricontrollato tutto per bene e mi sono accorto che mi stava mandando su una mulattiera.
Non volendo rischiare ho deciso di andare verso Navafria.
Per strada mi sono fermato per un caffè ed ho incontrato delle guardie forestali che mi hanno confermato di avere fatto la cosa giusta, la strada indicatami dal gps è totalmente fuori uso, almeno nel tratto più alto.
La condizione meteo del momento è stato il motivo che mi ha portato su questo percorso.
Il tempo di oggi è stato decisamente variabile, dal freddo della mattina al freddo con pioggia del pomeriggio.
Mentre mi dirigevo verso Navafria, guardando nella direzione di marcia, vedevo sullo sfondo le colline colorarsi di bianco, sicuramente grandine.


È stata una pioggia che incessantemente è caduta per circa 4 ore, molto per me, ma troppo poco per queste terre assetate.
A Navafria arrivo nel momento peggiore della precipitazione e guardando quel che le montagne attorno “propongono”, decido per un hostal.
Al primo bar chiedo e comincio la ricerca dei posti indicatimi, chiedo pure dove poter campeggiare e a differenza di ieri mi sconsigliano caldamente di farlo.
Non trovo posto, o son pieni o sono chiusi, decido di proseguire e cercare un posto dove campeggiare.


Ha smesso di piovere, ma c’è un forte vento che arriva a raffiche, sullo sfondo il cielo pare volersi aprire, domani, ma anche stanotte, farà sicuramente freddo
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2-3 settembre, da La Puebla de Arganzon a Briviesca a Burgos

Come mi avevano detto ieri, la panaderia è aperta al mio passaggio verso le 07:20

Colazione ed acqua!

Oggi mi si prospetta una tappa fatta di tre tappe, due son pochi km, mentre la terza…

Comunque mi avvio dopo gli altri quattro pellegrini che erano in ostello.

Seguo la N1, il cammino me lo hanno descritto alquanto impervio in alcuni tratti per il carretto.

La strada statale è bella, larga ed ha sempre una buona banchina transitabilissima.

Primo obiettivo di oggi è Miranda de Ebro.

L’Ebro è un fiume che già altre volte ho visto e fotografato.

A Saragozza, quando ci arrivo per i cammini che partono dal nord-est della Spagna.

Pancorbo è la seconda parte del tappa.

Ci arrivo in tempi brevissimi, non pensavo dopo la pessima nottata trascorsa, dormito poco ed essendomi letteralmente dimenticato di mangiare, pure con i morsi della fame.

Faccio a tempo a trovare un negozietto, fare la spesa e trovare un buon posto dove consumare il pranzo e fare una pennichella.

Appena entrato in paese ho trovato un albero carico di prugne, scorpacciata immane che più tardi ho pagato! 😳😳😳

Ora c’è solo Briviesca da raggiungere, sono circa 22km e conto di arrivarci per le 20.

Mi avvio lungo la N1 e per un certo tratto tutto va bene, ad un certo punto questa mi diventa un’autostrada a 4 corsie e con la rete ai lati che la delimita.

Alla prima uscita l’abbandono, per poi accorgermi che poche centinaia di metri più avanti ha assunto di nuovo l’aspetto di una strada normale con la sua bella e larga banchina transitabile, che in altri posti sarebbe una semplice ciclabile.

Molte volte si è parlato di quando si arriva ad Hontanas, sul francese, con la sorpresa della presenza del paese che spunta all’improvviso, bene, dovreste arrivare dalla N1, camminando, a Briviesca, non c’è nemmeno il campanile a farvi pensare che ci potrebbe essere un centro abitato.

Quando guardo l’ora mi accorgo di avere fatta una cosa non da poco: tre tappe in meno di 12 ore soste comprese.

Devo pensare che per camminare bene, io debba essere stanco morto, altrimenti non si spiega, giuro non mi son fatto di alcunché, tantomeno di bevande energizzanti.

Un poca di difficoltà a trovare l’ostello, lo trovo e chiamo l’ospitalero, persona gentile e disponibile, meticolosa nello spiegarti il necessario riguardo al cammino e a tutto quel che può servire, dal supermercato al bar aperto la mattina ed il percorso da fare.

L’ostello è situato in un grande edificio di case popolari, non ho seguito le frecce, o meglio, come in tutto questo cammino, ho difficoltà a trovarle.

Però questo cammino lo rifarò zaino in spalla, seguendo il tracciato e non le strade statali, deve essere uno dei più belli, lo consiglio caldamente.

Stamane per colazione un ottimo cappuccino.

Fa freddino ed indosso la felpa.

Il sole è già sorto, ma il primo tratto che devo percorrere è in ombra e dopo un paio di km mi ritrovo con le dita delle mani che non riesco a muoverle per il freddo: guanti!

Si, fa proprio così freddo e solo dopo un paio di ore riesco a toglierli.

Il viaggio prosegue, attraverso un paio di piccoli paesi, Monasterio de Rodilla prima e Quintanapalla poi, qui mi fermo per un piatto di “patatas bravas e alioli “.

Ora la meta è Burgos. Ci arrivo verso le 16:30.

Mi sistemo presso l’albergue municipal.

Sono già tante le persone arrivate e la sera è pieno.

Sono tanti i koreani, un paio di loro mi riconoscono e mi dicono di avermi visto nel programma televisivo che a febbraio una TV koreana ha girato in quel di Villafranca del Bierzo.

Fa piacere, un poco di notorietà anche per me.

Il tempo: dopo il freddo della mattina, dovuto pure al vento, al pomeriggio calda giornata di sole molto piacevole, piacevolezza dovuta proprio al vento.

Il percorso: strada statale dall’inizio alla fine, traffico scarso e l’arrivo a Burgos lungo la zona industriale, non poi così terribile, molto meglio che qualsiasi centro cittadino, più semplice da percorrere.

Ho deciso di fermarmi un paio di giorni da Giorgio, quindi autobus per Aranda e ritornerò a Burgos per riprendere e continuare almeno fino Caceres.

Non sono certo di poter arrivare a Tarifa, da diversi giorni mi si sta riacutizzando un dolore alla spalla dx. Deve essere il fatto di dormire nel letto, dovrò riprendere la tenda al più presto.

Vedremo!!!

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31 agosto 1 settembre , da Beasain a Salvatierra a La Puebla de Arganzon

Parto verso le 8:15.

Le indicazioni che mi ha dato l’ospitalero le trovo complicate e confuse.

Man mano che vado avanti però le comprendo per bene.

Fino a Zegama è solo pista ciclabile, bella, tra i boschi ed un bel panorama, ma si sale.

Il foglio che mi hanno dato dice che sono 17 km, devo avere volato, ci arrivò in due ore e mezza, ed il navigatore me lo conferma, sarà che il cammino è diverso dalla ciclabile!?!?!

Sono da poco passate le 11 e sono fermo in piazza che “colanzo”, dopo Zegama mi aspettano oltre 20 km senza incontrare centri abitati.

Fuet, pane e sidra, ottimo come pranzo di mezza mattinata.

Mi riavvio e di nuovo la strada sale, ma sale tanto, ma proprio tanto.

Sono oltre 8 km di salita senza sosta, nel senso che non c’è nemmeno un tratto in falso piano.

Imperterrito continuo, chiedo ai ciclisti che incrocio o che mi superano la distanza che mi separa dalla “Cima Coppi” di questa tappa.

Oggi non sto bene, oltre 8 km di salita in meno di 80 minuti.

Giornata strana, molto strana, ma anche la salita, pensavo di arrivare almeno a 1000m invece sono solo a 650 circa.

Al passo trovo un ristorante, ma perché su tutti i passi c’è almeno un ristorante? La gente arriva in macchina… Comunque mi prendo una bottiglia di sidra fresca e me la godo per i successivi venti minuti.

La discesa non è impegnativa, traffico scarso e bella strada.

Controllo il gps e vado tranquillo.

Ad un certo punto mi accorgo che qualche cosa non quadra, ricontrollo, sono oltre 5 km fuori dal percorso.

Mi incazzo come una bestia e comincio a cercare una stazione ferroviaria, me ne ritorno a casa.

Una c’è a pochi km, mi ci dirigo, mi perdo di nuovo, incontro uno che raccoglie dei frutti per il “Pacharan”, mi pare si scriva così, mi dà delle informazioni, mi perdo ancora, sono così incazzato che se non trovo una stazione ferroviaria non torno più a casa.

Passo Alsasua e a Olazagutía mi fermo a chiedere dell’acqua, c’è una tavolata nel parco ed uno dei presenti mi offre della pancetta e del chorizo con del pane, sono le 16, il pranzo è servito.

Mi riavvio, oramai Vitoria-Gasteiz rimane l’obiettivo da passare domani.

Salvatierra non arriva mai e a questo va aggiunto che si è alzato un vento freddo che soffia sulla schiena zuppa di sudore.

Oramai sono arrivato, ho una fame da lupi, trovo il supermercato aperto.

All’ostello non trovo gente, comincio a telefonare e finalmente trovò l’addetto al complesso sportivo che mi fornisce le chiavi.

Stasera devo scegliere se scendere per Santo Domingo de la Calzada o Burgos, penso propenderò per la seconda!

Che brutta giornata!

Il cielo è nuvoloso, pare voglia piovere, dalle 5 che sto pensando a quanto sia stanco, nemmeno da riuscire a dormire.

Mi faccio coraggio, preparato il tutto alla rinfusa e mi avvio con la forza di bradipo stanco.

Non trovo alcunché per fare colazione, nemmeno al distributore.

Oggi il percorso è quasi piatto e passa per Vitoria-Gasteiz.

Primo centro abitato abbastanza grande da poter pensare di mettere qualche cosa nello stomaco, è un paese cupo, triste ed i grossi nuvoloni aiutano, la gente cammina con lo sguardo a terra ed un sorriso, anche forzato, memmeno a pagarlo oro, sono arrivato ad Alegria!

Qui posso mangiare e rimettermi in forze, ho già camminato per oltre tre ore.

La preparazione alla rinfusa ha dato i suoi risultati: ho dimenticato l’acqua!

La voglia di camminare continua a calare, ma insisto.

A Vitoria-Gasteiz ci arrivo verso le 13, pranzo e cerco il più in fretta possibile di andarmene, c’è un casino per strada!

Oggi domenica è tutto chiuso e non trovo nemmeno uno dei negozietti di caramelle che qui abbondano.

Qualche bar lo trovo e di sete non muoio.

Non capisco il chilometraggio che mi da il foglio con le tappe del cammino Vasco e quello del gps, ci sono delle differenze terribili e non mi chiedo più quanti km ho fatto ma quante ore ho camminato, ma anche qui qualche cosa non coincide col resto.

Sono molto stanco e arrivare a La Puebla de Arganzon è una vera consolazione.

Faccio un poco di difficoltà a trovare l’ostello, ma Vicente il custode è in piazza che aspetta al varco.

Dopo il pienone di Irun incontro 4 persone all’ostello.

Domani non so come sarà, pare pure debba piovere e soprattutto che debbano abbassarsi le temperature.

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29-30 agosto, da Saubrigues ad Irun a Beasain

Di questa tappa non vorrei scrivere, è quel che mi passa per la testa oggi.

Parto dal campeggio dopo avere pagato il conto, per fortuna qui sono mattinieri.

La strada è uguale a ieri, di campagna con molta ombra ed un tratto non asfaltato in mezzo ad un bosco che sta in mezzo ad un paese.

Oggi devo passare i centri abitati di Baionne e Biarritz e la cosa un poco mi duole.

Più che passarle le devo “accarezzare”, poi mi lanciò dritto verso Irun.

Come tutti centri abitati, per belli che siano, a me stanno male, ma tanto è e sopporto.

Il percorso è “macchiato” di piste ciclabili, che appaiono e scompaiono come in un gioco di magia.

Chi le ha progettate deve essere una persona molto disturbata, non fosse altro per il fatto che non ha previsto nemmeno di dare delle indicazioni riguardo alle alternative.

Intanto comincio a vedere le prime montagne pirenaiche.

Barcamenandomi tra un marciapiede e l’altro, barriere architettoniche e quant’altro, arrivo con molta fatica in Spagna.

Il solo passaggio del confine mi da una certa gioia, che però dovrò trovare i giorni successivi.

Penso che la Francia sia il paese che più di tutti, tra quelli che ho visitato, specie camminando, che abbia meno rispetto per i pedoni, si salvano alcuni piccoli centri abitati che si stanno dando da fare in tal senso.

Il tempo oggi è stato abbastanza gradevole, molte nuvole che mi hanno in parte alleviato la sopportazione del sole, comunque molto caldo!

Il percorso, mi sono dilungato lungo la costa, vedendo una sola volta il mare.

L’arrivo ad Irun è stato molto gradevole, ma vediamo domani!

Oggi tappa lunga.

Dovrebbero essere circa 60 km, per il navigatore, ma 50 per la guida che ti danno all’ostello.

Dopo i saluti di rito con le persone ieri conosciute, ma anche stamane, mi avvio lungo l’arteria cittadina che mi porterà fuori il centro abitato.

Le premesse sono buone, larghi marciapiedi e pista ciclabile bella ampia, insomma le prerogative di una buona camminata.

Appena fuori da Irun inizia la salita per arrivare ad Oiartzun, 5/6 km, che seppur su asfalto, si rivelano molto faticosi.

Nonostante la colazione in ostello ed i fichi mangiati per strada, mi fermo per una birra 0/0 con limonata ed una tortilla.

Proseguo poi verso Astigarraga, il centro abitato è più grande e riesco pure a fare spesa.

Quindi la sosta di mezzogiorno e via verso Hernani.

Il percorso è ottimo, quasi interamente pista ciclabile.

Obiettivo successivo  è Tolosa, non quella in francia.

È una tappa di prevalentemente in salita, il caldo per fortuna non è quello degli scorsi giorni ed i paesi che si susseguono con cadenza quasi maniacale, permettono di non farmi carico di acqua o altre bevande, peso in meno!

A Tolosa seguono altri piccoli paesi, per poi arrivare alla meta.

Qui ci arrivo non solo distrutto ma anche “di burro”!

Ovunque vai la stessa gente!!!

Faccio appena a tempo ad incontrare le ospitalere che stanno per avere il cambio e se ne vanno a casa.

Un gran bell’ostello questo, con molti posti a disposizione, ma come mi dicono le due signore, con scarsa presenza di gente.

È solo la prima tappa, ma mi pare un bel cammino e che merita di essere fatto.

In mezzo alle montagne, forse per ciò molto più fresco e con una stupenda pista ciclabile che l’attraversa, domani ed i prossimi giorni vedrò il resto.

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27-28 agosto, da Muostey a Le Souquet a Saubrigues

Nonostante tutto alle 6:45 sono in piedi, sistemo il tutto e mi premuro di prendere l’acqua che ho congelato, nella mia piccola cantina dovrebbe funzionare.

Alle 8 sono in paese e con profonda amarezza penso che la colazione odierna sarà a base di pomidoro.

Invece c’è il negozietto, che oltre al caffè, di quelli automatici, vabbé, fa anche la consegna del pane.

Tra le cose da panificio ci sono dei cornetti così zuppi che me li serve su un piattino di plastica, poi scopro che avevano appena finito il corso di nuoto nel burro: ragazzi non vi dico che delizia!!!

Per non farmi mancare alcunché, a Pissos mi fermo in un panificio e mi “sparo” una baguette di quelle paesane, ottima in tutti i sensi, ma dovrò spiegare quel che intendo.

Riparto con l’intento di arrivare a Labouheyre per le 12:30: sbaglio strada!

Mi allungo di almeno 4 km e al paese ci arrivo verso le 13:15

Perdo tempo nell’aspettare l’apertura di un supermercato che è chiuso da diverso tempo, fortuna che chiedo!

Dall’uscita del paese e non so per quanti km pure domani, mi vedo costretto a seguire il percorso  che mi fa camminare di fianco all’autostrada.

Onde evitare di farmi sopraffare dal rumore, cuffie e musica ad alto volume.

Guardando la cartina mi accorgo che domani sarà molto dura, non vedo centri abitati abbastanza grandi.

Nella convinzione che questi ci fossero non ho pensato di organizzarmi in tal senso, mi riferisco a mangiare e bere, per il secondo non ci sono problemi, ma per il primo!

Domani vedrò!

Il tempo oggi è stato variabile, per oggi intendo pure la notte, durante la quale ha piovuto, in maniera scarsa, con tuoni e lampi.

Durante la mattinata le nuvole hanno dominato, il pomeriggio hanno lasciato spazio al sole, per fortuna non forte come i giorni scorsi, ma sempre molto forte, l’umidità è leggermente scemata.

L’idea della bottiglia gelata si è rivelata geniale, per tutto il giorno ho avuto bevande fresche, quando stasera mi sono fermato, c’era ancora del ghiaccio all’interno della bottiglia.

Stanotte sosto in un bosco di pini e mentre vi sto scrivendo sento degli strani grugniti, è buio e spero solo non siamo dei cinghiali.

Ah, una cosa, da quando sono in Francia pubblico fotografie fatte con il cellulare, la fotocamera ha ripreso a funzionare, ma c’è un problema di messa a fuoco e dato che con la vista sono così così, meglio non rischiare. Appena trovo qualcuno che mi presta un obiettivo, verifico se è la fotocamera o l’obiettivo che fa le bizze, spero vivamente nel secondo.

Sono le 22, sono maturo come una pera, ancora non capisco come possa riuscire a scrivere dopo 50 km a piedi ed una bottiglia di Merlot!

Partenza alle 8.

Al primo paese c’è solo un meccanico, un albergo e delle case che paiono disabitate ma sono nuove.

Mi fermo all’ufficina e chiedo informazioni, risposta secca, non c’è da fare colazione, ma poi mi insegue e mi dice che di lì a poco troverò l’area di servizio dell’autostrada.

Effettivamente, dopo circa 6 km la trovo, ma non mi sento di entraci e mi sorbisco i successivi 7 km con lo stomaco che brontola ad ogni piè sospinto.

Ieri ho raccolto delle mele, mi piace mangiare la frutta raccolta dall’albero oppure da terra, è buona saporita e mi riporta a quando da ragazzino lo facevo per i prati attorno al paese.

La frutta così ha un sapore straordinario, unico ed inimitabile.

Domani sarò in Spagna e spero vivamente di trovare ciò che ho trovato sui cammini fatti in questo periodo, giorni senza mai acquistare alcunché da mangiare!

Lo si trova lì, sulla strada, pazzesco, e pensare che c’è chi si fa seghe mentali pensando che così la frutta non è pulita!

Molto spesso ripenso a queste cose e mi chiedo dove andremo a finire.

A Castets riesco a fare colazione, ma fino alle 18, più niente!

La strada continua di fianco alla A 63.

Il rumore, nonostante il fastidio, dopo un poco comincia fare parte del “tutto”.

Riesco a sopportare, ciò che non mando giù sono le ciclabili che paiono, e secondo me lo sono, delle vere e proprie prese in giro.

In questa parte di Francia , sono una cosa orrenda.

Ti trovi a muoverti su una ciclabile rubata alla carreggiata, al primo incrocio sei totalmente nella merda, perché questa finisce e non ci sono altre possibilità. 

La cosa assurda è che questi si vantano pure dei loro percorsi ciclabili, uno schifo in tutti i sensi.

Nonostante tutto proseguo.

A Saint Geours de Marenme, trovo finalmente un supermercato per poter mangiare qualche cosa.

Qualcuno dirà: “e i ristoranti?” Ne avessi trovati di aperti!

La parte peggiore di questa tappa arriva dopo Saint Geours de Marenme.

Ho sempre criticato le strade inglesi, strette a forma di canale, che mi chiedo: “ma dove vado se diluvia?”

A vantaggio di queste c’è una cosa: a circa 3 km da qualsiasi centro abitato ci sono i marciapiedi!!!

Qui in Francia: ciccia!

Tra il paese succitato e Saint Vincent de Tyrosse ci sono circa 4 km, 4 km di una strada trafficata e che la banchina transitabile svela sogna.

Percorso questo tratto e considerato che almeno fino a Bayonne sarà così, decido per la deviazione, non importa se allungo, ma l’ameno sto tranquillo.

Domani, spero, Irun!

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25-26 agosto, da Coutras a Portets a Moustey

Stamane sveglia tardi, alle 6:45 mi alzo, comunque per le 7:25 sono per strada.

Ieri mi hanno dato una notizia poco confortevole riguardo alla vendemmia in Spagna.

Ho così deciso di mettere le mani avanti ed iniziare a cercare nella zona di Bordeaux.

Per ora solo vaghe notizie sull’inizio, ma ancora non ho chiesto ai diretti interessati, oggi domenica, tutto chiuso.

Stamane niente colazione a base di cornetti o simili, ma con del taboule, così, quando per strada trovo la boulangerie fornita di macchina per il caffè ne approfitto.

Il primo obiettivo di oggi è recuperare la pappatoia per la giornata, alle 13 tutto chiuso: quanto mi mancano i paesi scandinavi per questo.

Ad ogni modo, a Libourne trovo quel che mi serve e pure il Wi-Fi, ma mi dimentico di pubblicare l’ultimo post.

Ora è tutto un susseguirsi di piccoli centri abitati, a cominciare da Arveyeres da dove devo deviare a sinistra.

Senza connessione ci sono poche speranze, ma la gente ti sa consigliare più che un navigatore, ed in men che non si dica, anche dopo la sosta pranzo, mi ritrovo a Saint-Germain-su-Puch.

Qui seconda sosta con annessa pennichella.

Sono le 14 ed il sole picchia, ma lo sta facendo da un paio di ore.

Le previsioni per oggi davano temperature torride.

Mi sono alzato sotto un cielo nuvoloso, una terribile umidità dell’aria ed una temperatura di oltre 25*.

Il peggio delle tre cose è sicuramente l’umidità, a differenza dei giorni scorsi stamane non ho sofferto il freddo, ma subito ho iniziato a grondare sudore.

Verso le 12, quando il sole si è sbarazzato delle nubi, è iniziata la fatica odierna.

Fino a Saint-Germain-su-Puch tutto bene, ma poi sono iniziati i problemi.

L’acqua non bastava più, la scorta fresca è finita quasi subito, per fortuna non sono mancane le persone a cui chiedere ed avere il sospirato liquido, addirittura con del ghiaccio.

A Créon  c’è una specie di mercato, il paese pare in festa e nell’unico bar che mi pare aperto: un paio di birre, connessione internet ed una trentina di minuti di riposo.

Ripartendo mi pare di avvertire odore di frittelle (cavolo!!! pure quest’anno me le perdo, quelle buone, grandi e ripiene di Nutella) ma è il carretto dei churros, peccato una l’avrei mangiata con gusto.

Sono le 16:30 ed ora è una lotta contro la calura.

Per strada, ad un certo punto, mi metto a camminare sulla destra, c’è ombra.

Non ti passa la macchina della Gendarmeria: cicchetto e finisce con sosta sotto albero di fichi maturi.

A Longoiran mi fermo per riposare, un paio di pomidoro, un pompelmo e trovo un negozietto aperto, qualche cosa di fresco.

Attraverso la Garonna ed arrivo a Portets, qui un ciclista mi ferma vedendo la bandiera italiana, parliamo un poco, col mio francese vi lascio immaginare, alla fine mi dice che la madre era di Cordenons e che parla il friulano.

“Ma va in mone macaco” dillo subito, ci saremmo risparmiati delle inutili fatiche.

Un km dopo l’ennesima ripartenza, incontro una splendida “sgnacchera”, sta facendo manovra per entrare con la macchina.

Le chiedo dell’acqua e se mi sa indicare dove piazzare la tenda, pensavo ad altra risposta e non dove poter campeggiare la notte…

Lungo la Garonna c’è un bel posticino, incontro pure un paio di ragazzi di Bilbao.

Da qualche parte, anche stasera, fuochi d’artificio.

Oramai alle 6:30 è ancora buio, mi alzo più tardi e ad ogni modo alle 7:25 sono per strada.

Cerco la bulangerie che abbia il caffè, la trovo su indicazione degli impiegati della posta.

“Eliminato” il problema “primo pieno di energia”, riparto deciso.

Oggi non dovrebbero esserci problemi di strade, dato che sia Google maps che Mappe mi danno lo stesso percorso, inoltre Mappe fornisce pure l’informazione riguardo al fatto che la strada sia asfaltata o bianca.

Lungo il primo tratto solo vigneti, ieri ho attraversato il territorio Pommerol, oggi non so ma vigne e cantine ovunque.

Comincio a pensare di chiedere in giro per fermarmi un mese, più o meno, per poi ripartire verso Tarifa.

Al primo incontro non so chiedere, dopo questo, il panorama cambia, mi avvicino al mare e le pinete la fanno da padrone sul territorio.

Queste si alternano a delle grandi distese di mais e vigne: niente!

Su consiglio di Giorgio provo a contattare l’amico cinese che da anni lavora tra la zona di Bordeaux, la Rioja ed il Duero: senza internet fino al 29: ciccia!

Il percorso odierno è così bucolico che non trovo nemmeno un negozio per fare spesa e a Louchats mi tocca il ristorante.

Mangio un paio di cose tipiche, una coppa di Bordeaux su richiesta e riparto.

Al ristorante ho chiesto delle informazioni riguardo alla strada da percorre.

Si rivelano ottime e veritiere: strada solitaria, almeno dopo Hostens.

In questo paese mi fermo nella speranza di trovare qualche cosa da poter mettere in pancia stasera.

Pare tutto chiuso, tranne un baracchino che vende un poco di tutto, mi accontento di pomodori ed un cetriolo, il resto è inacquistabile, visti i prezzi.

Da qui a Moustey solo km di strada in mezzo al parco, che tanto naturale non mi pare.

Attraverso un paio di piccole comunità, che considerare paesi è una esagerazione.

Ad un km circa dal centro abitato, mi fermo preso quello che sembra un ostello del cammino di Santiago.

Decido di per la sosta, sono troppo stanco per mettermi a sistemare il campo, lo trovo già fatto!

Dei teepee adibiti a camere da letto, esperienza già vissuta nel 2014.

Mi fermo, il prezzo è potabile, se penso che sarei stato disposto a dormire in albergo pur di avere un letto!

E ad averlo saputo, mi sarei organizzato in altro modo.

Comunque, posso fare il bucato, lavare dei contenitori che oramai hanno degli alieni all’interno, e sopratutto dormire in un letto, mi sa che domani sarà tappa corta.

La giornata meteo è stata una delle peggiori in assoluto, non per il caldo, che comunque è sempre tanto, ma per l’umidità, non so a che livello fosse, ma vi assicuro che era micidiale: almeno 8 litri di liquidi mandati giù!!!

A quanto sopra va aggiunta una cosa, mosche e moscerini: terribilmente rompipalle!!!

Ho dovuto usare la rete anti mosche e la cosa strana è che quando la indossavo, sti stronzi sparivano, alzavo la rete ed erano lì a decine, pazzesco.

Stanotte spero proprio di farmi una bella dormita, ne ho bisogno!

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23-24 agosto, da Montignac Charente a Montmoreau a Coutras

Gran bel campeggio, tranquillo, poca gente, a due passi dal paese e per nulla caro.

Con l’intenzione di essere per strada verso le 6:30, a quell’ora mi sveglio.

Alle 7:20 dopo la colazione in paese, rientro al campeggio prendo il tutto e parto.

Dopo pochi km, per scrupolo, controllo il gps, ho sbagliato strada, pazienza, sono circa 4 km in più.

Passo da Vray per rientrare sulla D674, raggiuntala è tutto un tiro fino alla fine della tappa odierna.

Di una cosa non ho parlato in questi giorni: il pane dei piccoli panifici!

È veramente buono, direi troppo, ieri ad esempio ho acquistato 2 baguette e non sono arrivate alla tenda. Ah, una al mattino ed una al pomeriggio!

Stamane acquisto una pagnotta da mezzo kg con la speranza di accompagnarla con qualche cosa di buono.

A Balzac sosta in un altro panificio, vedo una strana pagnotta a forma di treccia, 5 km e non c’è più!

Angoleme è la sosta di metà strada, ci arrivo verso le 11 e dopo circa un’ora sto per uscirne, quando vedo il mercatino di piazza e la venditrice di formaggi caprini.

Colgo l’occasione per fare il dovuto accompagnamento al pane citato.

Altro acquisto, e questo lo definisco importante visti i precedenti, dei pompelmi, oggi la giornata è molto calda e la sola acqua non basta.

Pranzo con uno di questi ed assaggio il formaggio: una delizia!

Approfitto della panchina all’ombra per fare la pennichella.

Una birra prima di ripartire e alle 14sono in marcia.

Lungo la discesa che mi porta a Voeuil et Giget, sotto un caldo torrido, a lato della strada, vedo una Panda bianca ed un signore che ci gira attorno, tra me e me penso: .azz che scalogna!

Mentre mi avvicino lo vedo aprire la porta, prendere qualche cosa è venirmi incontro.

Ha con se una bottiglia di acqua fresca ed una bottiglia di birra, ancora più fresca!

Me le porge ed iniziamo a parlare.

Pierre, così si chiama, è una guida scout e quando mi ha visto ha pensato che avessi bisogno di liquidi. Così il bel gesto!

Parliamo un poco, naturalmente gli spiego il mio percorso e lamento il fatto che manchino le piste ciclabili.

Mi mette subito l’anima in pace, dicendomi che sul tratto da me scelto difficilmente, se non mai, ne troverò.

Mi consiglia di spostarmi verso la costa, lì trovo.

Lo so, ci sono passato nel 2014 e la zona, oltre ad avere le ciclabili è anche luogo di villeggiatura da ricchi e quando mi hanno chiesto 50€ per piazzare la tenda una notte…

Ci salutiamo e riparto.

Penso che dopo una giornata in Finlandia questa sia la seconda più calda che devo sopportare.

Ogni ora crema solare sul viso e naso in particolare, bere continuamente e bagnare ogni 10 minuti la bandana in corrispondenza della “fontanella”, per mantenere fresca la testa ed il cervello in particolare, cosa imparata ad un corso introduttivo di ayurveda.

Per fortuna l’acqua non mi manca ed oggi non mi danno di quella del rubinetto, ma bottiglie prese dal frigo, fresca e buona.

Ma la freschezza dura poco, fa tanto caldo, non ho idea della temperatura e quando il sole comincia a calare avverto appena il sollievo.

A 5 km dalla meta odierna faccio l’ultima richiesta di acqua e ne prendo ben tre litri, ne avrò consumati almeno 7 di litri.

La sosta camper c’è ma è proibito campeggiare.

Il campeggio c’è in paese, ma mancano i segnali che lo indicano e faccio fatica a trovarlo.

Finalmente vicino al campo sportivo lo trovo e pur essendo curato non è in funzione.

C’è una partita di calcio in corso.

Chiedo a degli addetti se posso fermarmi per la notte, risposta positiva!

Mi mettono pure al fresco la birra che avevo al seguito.

Partenza alle 7:20, torno in paese, la bulangerie è aperta.

Colazione rapida, anzi camminando e via verso Montboyer e a seguire Chalais.

Sono circa 17 km e me li mangio in meno del tempo standard.

Qui trovo tutto, dal supermercato al bar per bere un Lavazza che da noi farebbe pena, ma che è meglio di un pugno in un occhio.

La pappa di oggi ho deciso che sarà a base di vegetali, dal tabulé con uva passa e menta, al melone ed alle banane.

Come sempre ho detto e qui lo ribadisco fermamente, con i grandi sforzi carne e formaggi è meglio metterli da parte.

Proseguo e appena fuori città trovo un bel negozio di prodotti locali con annesso “bar degustazione”.

Mi bevo un Chardonnay, niente male, prezzo da enoteca italiana, ma con il doppio del contenuto, non è male ma ho bevuto di molto meglio.

In precedenza, nel bar del caffè, ho trovato il Wi-Fi, naturalmente mi sono controllato il percorso, ma questi di Google maps di che cavolo si fanno?

O sono degli imbecilli totali o sono completamente fuori.

Il percorso che mi ero segnato, seguendo quanto letto sul Maps, in pratica non esiste, ci sono paesi che la gente del posto dice di non conoscere, mah!!!

Proseguo alla volta di Coutras, che sarà il finale di tappa, e lungo il percorso attraverso diversi paesini, in uno di questi, Les Eglisottes, mi fermo a chiedere acqua.

Il signore mi porta dell’acqua freschissima, e l’accompagna con mezza busta di ghiaccio ed una birra meravigliosamente rinfrescante.

Stamane alla partenza ho fatto una cosa che avrei dovuto fare da diversi giorni, ma anche prima: ho messo in “frigo” l’acqua.

È una cosa già fatta sulla francigena nel 2014.

A Martigny, in una fontana del paese, ho fatto scorta d’acqua, un’acqua terribilmente fresca, quasi da spaccare i denti.

L’ho avvolta nella coperta di “pile” che avevo al seguito e alle 13, cioè dopo 5/6 ore di una giornata caldissima, quando ho bevuto gli ultimi sorsi, era ancora così fresca che li ho ingeriti con molta attenzione.

Bene, stasera avevo ancora acqua fresca e non ho idea di quali siano state le temperature di oggi, al Wi-Fi incontrato stasera, alle 19:30, l’app meteo dava 32* a Coutras.

Stasera ho fatto fatica a trovare da piazzare la tenda, anche qui proibito “attendarsi” nell’area riservata ai camper e non ci sono campeggi in zona.

Al signore che mi ha offerto la birra ho chiesto informazioni riguardo alla vendemmia qui in zona, come nella Ribera del Duero, inizia a fine settembre.

Speravo in una doppia vendemmia, ma mi sa che nemmeno una riesco a fare!

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20-21-22agosto, da Chauvigny a Civray a Montignac Charente

Partenza tarda.

Sono le 7:20 quando mi avvio.

La salita al centro storico di prima mattina proprio non mi va, vado dritto seguendo il gps.

Questo mi porta direttamente nella piazza principale, qui con grande sorpresa trovo due pasticcerie con annesso bar: incredibile!!!

Di solito vai dal pasticcere a prendere le pastine e poi al bar a prendere il caffè!

Stavolta trovo tutto in un sol colpo, stamane doppia colazione!!!

Esco dalla città verso le 8:00, traffico scarso e di conseguenza camminata tranquilla.

Dopo pochi km arrivo a Tercay, qui faccio un poco di spesa e nella previsione che supermercati non ne troverò decido, stavolta, per una spesa oculata, formaggi selezionati di capra e paté de canard!

Naturalmente  il tutto accompagnato da del pane casereccio, almeno così dicono!

Proseguo!

Stavolta mi trovo in una strana situazione, per Vernon la strada è interrotta ma decido di affrontarla lo stesso.

Il tutto si conclude con oltre 15 km di strada solo per me, strada appena asfaltata e perfettamente liscia, favoloso per il carretto.

Dopo il centro citato, la situazione non cambia per altri 10 km, la tappa migliore in assoluto.

Oggi sono deciso a recuperare quanto perso ieri, quindi il mio obiettivo è Civray.

Sono quasi 60 km, che diventano di più con gli sbagli di tragitto, per fortuna pochi.

Oggi è la giornata più calda in assoluto da quando sono in Francia, anche se stamane, al contrario, è stata la mattinata più fredda.

La felpa non l’ho tolta fino verso le 11.

Vento freddo e sole, continuamente coperto dalle nubi, rendono la giornata molto fredda.

Passate le 13 comincia battere forte, per fortuna verso le 14, all’ingresso di Gencay trovo un grande bel parco con annesse panche e tavolini.

Mi degusto il caprino ed il paté di canard, con seguente sonnellino.

All’uscita dal centro abitato mi trovo un poco in confusione.

Risolto in dilemma mi avvio deciso sulla D1.

Questa strada non lascerò fino a Civray dove in un campeggio decido di fermarmi.

Non è il massimo ma è sempre meglio che elemosinare un posto per dormire, che sia un letto o un posto per la tenda.

Dopo la pizza, stranamente buona di Jargeau, decido per cenare al ristorante del campeggio, una buona insalata che di vegetale ha ben poco, ma sempre meglio del mio solito panino con formaggio o affettati.

Serata che si conclude con gli pseudo cantanti che animano il campeggio.

Mi chiedo fino a quando sopporterete i miei scritti ripetitivi e noiosi!

Ok, mancano poco meno di 40 gg e spero di riuscire a portare a termine il cammino in questi tempi, ma la noia dello scritto ripetitivo, stanca anche me!!!

Stamane la partenza è alquanto tarda, a questo aggiungiamo che devo passare al bancomat e poi fare colazione, prima delle 9 “non ci sono salsicce da appendere”!

Fatto ciò che devo fare mi avvio.

Uscito dal centro abitato, mi accorgo con grande gioia, che la prima parte del percorso si svolge su una stradina di campagna, per lo più asfaltata.

Il pompelmo acquistato ieri, si rivela un vero toccasana, a metà mattina è una bomba.

Già altre volte ne ho parlato, il pompelmo è un aiuto incredibile, meglio di quelle bevande energetiche, molto meglio.

Proseguo passando per Saint Gaudent prima e per Taizé Aizé poi.

A Verteil sur Charente sosta pranzo e pennichella, quindi breve visita al paese e avanti verso Chenon, dopo avere sbagliato strada.

Continuo, sotto un sole cocente, e ben poca ombra, al punto che mi fermo un paio di minuti ad aspettare la doccia dell’irrigatore del campo di mais, che arriva fin sulla strada, prima di arrivare a Fointclaireau.

A Mansle non posso astenermi dall’entrare in un supermercato, non fosse per il fresco che li c’è.

A Saint Amant de Boixe trovo il cartello indicante un campeggio.

Decido per la sosta in quel luogo, ma sorpresa, si trova al paese successivo.

Lo trovo il campeggio a Montignac Charente ed ho quasi fatti i km previsti.

Da stamane sento un forte dolore a livello lombare, spero siano solo dolori reumatici.

Questo mi fa pensare ad una sosta di almeno un giorno.

Domani deciderò, a dire il vero ne ho bisogno.

E la sosta la faccio, decido così, per tre motivi, primo il bisogno di riposo, secondo, devo fare il bucato e terzo ho bisogno di mangiare fresco, quindi al mercato del paese e oggi verdure a volontà.

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18-19 agosto, da Saint-Aignan (LaTouche) a Martizay a Chauvigny 

Ho dormito poco, ma ho riposato per bene.

Stanotte il vento ha asciugato per bene la tenda.

Alle 7 sono in strada ed anche stavolta faccio di testa mia, risultato: ho percorso gli stessi km senza lo stress del fondo accidentato.

Anzi, ho camminato molto veloce su una strada da poco asfaltata, abbastanza larga e poco trafficata, la domenica mattina!

Nouans-les- Fontains, il primo paese che incontro dopo circa 12 km.

C’è un piccolo negozio di alimentari, faccio una piccola spesa, che poi sarà quella della giornata, mangio un paio di iogurt e riparto.

Il percorso di oggi si snoda perlopiù lungo la D675, che attraversato il confine tra il dipartimento di Indre e Loira, passa in quello di Indre e diventa la D975.

Sosta dei 25 km a Villedômain, qui arrivo alle 11:30 e già la festa del paese si è conclusa, un piatto di patatine fritte e magari dell’altro lo avrei mangiato volentieri.

Dopo il sonnellino parto alla volta di Châtillon-sue-Indre.

Domenica, vacanze, solo poche macchine in giro e tutti i locali chiusi, taglio dritto.

Oramai mi rassegno ad una giornata di solo cammino.

Verso le 15 ci si mette pure la pioggia, piove per circa 90 minuti, quel che basta a farmi scendere il morale sotto i tacchi.

Verso le 19 arrivo ad Azay-le-Ferron e finalmente trovo dell’acqua, dopo la scorpacciata di prugne e pere ben mature, sciacquare gli zuccheri è d’obbligo.

Mi ero convinto che il paese fosse più grande ed organizzato, invece nemmeno un piccolo parco dove posteggiarmi la notte.

Altri 5 km ed arrivo alla meta odierna.

Poco prima del paese vedo uno spiazzo recintato con attorno un campo di mais, un edificio semi nascosto da due alberi, due panchine col tavolo e subito penso ad una ermita stile Spagna.

Mi fermo in quanto il campo di mais mi attira molto, la frutta ha fatto un effetto terribile.

Mi accorgo invece che quella non è una chiesetta ma sono dei bagni pubblici e lo spiazzo è una piccola area di riposo.

Che dire: niente, approfittare dell’occasione e fermarmi qui la notte.

Avrei ancora un paio di ore di luce, ma oggi sono andato oltre il limite e tanto basta.

Alle 6:30 sono nei bagni che sto docciando.

La notte ventosa ha schiarito del tutto il cielo è nel contempo mi costringe alla felpa fino ad oltre metà mattinata.

Il sole pare voglia fare il contrario oggi ed invece di scaldare fa muovere l’aria rendendo le temperature più fredde.

Alla partenza sbaglio subito strada ed è subito un km in più.

La strada da percorre è una strada di campagna, ben asfaltata e da poco.

Il traffico è scarso ed il primo centro abitato che attraverso è Tournon-Saint-Martin.

Qui non c’è un supermercato ma una epicerie che comunque serve allo scopo.

Successivo centro abitato è Angles-sur-l’Anglin, un bel centro medievale che merita una sosta che si prolunga per il pranzo.

Per arrivarci ho percorso come il precedente, delle strade di campagna con un breve tratto di sterrato.

Continuo e poco cambia se non il fatto che la strada che da La Puye mi porta a Chauvigny, la D2 perde la caratteristica campagnola e diventa una strada più larga e più frequentata.

Pure questo ultimo centro è un sito storico medievale, ed in più ha un campeggio municipale.

Nonostante sia sotto di pochi km rispetto alla media, decido decisamente per la sosta.

La visita alla città deciderò domani mattina se farla o meno, trovandosi il campeggio fuori dal tragitto.

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