Nottattaccia, vento e freddo, strani rumori attorno alla tenda e poco sonno per i troppi caffè bevuti.
Alle 8, ad ogni modo, sono per strada, mi aspettano 10 km di salita, non molto ripida ma continua.
Aggiungiamo pure la nebbia che assieme al vento mi danno non poco fastidio.

La salita come promesso è continua con poche centinaia di metri di “riposo”, il traffico scarso rende comunque “potabile” la camminata.
Il freddo è amplificato dalla tanta umidità e dalle gocce d’acqua che cadono dagli alberi.
Mi vedo costretto ad indossare la giacca a vento sopra la felpa.
E si continua a salire mentre il vento, che in mezzo al bosco sento solo soffiare sulle fronde degli alberi, si fa a tratti coraggioso e scende fino alla strada nei pochi posti ove l’alta vegetazione è assente.
A volte riesco pure a vedere le evoluzioni che fa, è la nebbia che palesa la presenza della massa d’aria in movimento.
Dopo quasi tre ore arrivo al Puerto de Navafria, 1773 mslm, ho raggiunto la mia “Cima Coppi”, pura illusione!
La discesa: comincia con la nebbia ed il vento forte, mano mano che scendo però, la nebbia scompare e lascia il posto ad uno splendido panorama della valle sottostante con il paese di Lozoya e il suo lago.
Scendere è più faticoso che salire, questa discesa è ripida e mi costringe a diverse fermate.

Durante una di queste decido per il pranzo, non sono nemmeno le 11:30 ma senza cena e senza colazione la fame si fa sentire.
I rumori del bosco sono gli unici compagni di questa tappa, alberi che che sembrano lamentarsi al piegarsi causa il vento, scricchiolii che sembrano gemiti ed il vento sempre a farla da padrone.
Sono 11 i km della discesa, così dicono, ma a me sembrano molti di più, la braccia mi fanno male e fino alla fine della discesa, nemmeno in Finlandia è successo per così tante ore, non tolgo i guanti.
In paese faccio un poco di spesa, un caffè, una pennichella e riparto alla volta di Rascafria.
Dieci km di leggera salita che mi portano ai 1200 mslm del centro.
Qui mi fermo in un bar e comincio la mia indagine.
Da prima di partire mi ero ripromesso di passare per questo centro per un motivo ben preciso: il monastero!
Non che mi sia convertito, intendiamoci, ma per il nome che questo porta: Monasterio Santa Maria de El Paular.
Ben a pochi questo dirà qualcosa, ma Paulâr è il nome del mio paese di provenienza!
Breve indagine per scoprire il significato della parola e la prima sorpresa è nel sapere che per molti il termine deriva dal nome di un albero, il povolâr, in pratica uguale!
Però c’è sempre il bastian contrario, è quello che par essere lo storico del paese mi dice che il nome deriva dalla parola spagnola “paular” che significa pantano, palude, cosa che a dire il vero avevo già appurato.
Chi avrà ragione?

Dopo l’oretta passata in paese è tempo di proseguire.
Seguendo la stessa strada che mi ha portato al monastero, continuo verso il Puerto de Cotos, 16 km di altra salita e se si vuole pure più dura della precedente.
Anche qui si sale in maniera quasi uniforme, senza strappi o piani per “riposare”.
Ci arrivo dopo circa 3 ore e raggiungo la nuova “Cima Coppi” 1830 mslm.
Mi trovo in un parco ed è assolutamente proibito campeggiare.
Sulla cima incontro un ragazzo che avevo già visto ieri è che in compagnia di alcuni amici si trova per seguire la tappa di domani della “Vuelta”.
Mi dice di mettermi con la tenda dove vanno loro, ma sono troppo stanco e dopo avere pensato di sistemarmi nella fermata del bus, coperta e con una bella panca, decido di passare la notte nel vicino ostello, sono tre giorni che non faccio una doccia e sono senza roba pulita.

Parlando del mio viaggio le notizie che mi danno circa la tappa di domani non sono delle più piacevoli, altra salita!
Nonostante il letto la dormita non è stata delle migliori.
Comunque alle 8:00 sono a fare colazione e poco dopo sono per strada.
Sulla prima parte della tappa, la discesa fino al bivio per Los Molinos, oggi passerà la 18ma tappa de “La Vuelta”.
Per ciò che mi riguarda, fino alla Estacion Puerto Navacerrada, è un bel piano che mi permette di fare i primi 6 km senza alcuna fatica.
A questo punto inizia la discesa, 11 km decisamente duri con punte del 9%.
A salire sono in tanti, specie ciclisti, che quando li vedo in difficoltà li incoraggio dicendo loro che il peggio viene ora!
In fondo alla discesa, che devo ammettere ha messo a dura prova le braccia, sono dolenti ed immagino con qualche infiammazione, mi fermo presso il ristorante La Fonda. Sono le 11:30 e fino alle 13:45 attendo il passaggio dei ciclisti.

Riparto alla volta di Los Molinos, qui giunto chiedo informazioni e vengo a sapere che il Puerto Leon non è permesso ai cl isti e tantomeno ai pedoni.
Decido così per la deviazione verso Guardarrama.
La strada, nei primi 6 km, non è delle migliori e se ci aggiungiamo dei guidatori imbecilli, la frittata è servita!
A questo punto arriva uno dei momenti no!
Sono a pochi km da Madrid, basta un bus urbano e torno a casa, poi c’è Martina…
Ma sono deciso a continuare e proseguo verso El Escorial.
Pure qui nulla mi induce a proseguire, tutto è recintato, il campeggio a 4 stelle lo evito e ciliegina non c’è ostello in zona.
Ma proseguo.
Mi fermo in un supermercato e chiedo informazioni e finalmente ho delle buone nuove, una commessa del negozio, che è del posto, mi dà le giuste indicazioni, così mi sistemo per la notte. Un parco al limite del centro abitato.
Il tempo oggi è stato clemente, fresco la mattina e poco caldo il pomeriggio.
Il percorso è stato, in pratica, tutto in discesa, dai 1830 mslm ai circa 1200 di El Escorial.
La deviazione di oggi mi porta ad allungare di circa 12 km il percorso.
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