16-17 agosto, da Jargeau a Montrieux-en-Sologne a LaTouche

Giornata che meglio di così!!!

Come detto alla gestrice dell’albergo alle 08 sono in strada, stavolta ho fatta un’ulteriore doccia, ci vuole ogni tanto.

Le cose che mi ero dimenticato di mettere in lavatrice ieri e che ho lavato a mano nel pomeriggio, sono quasi asciutte, il vento ed il sole della giornata faranno il resto.

Non è una tappa difficile, sono riposato ed il percorso segue strade secondarie, che comunque portano a cittadine importanti.

Però ho iniziato male, invece di fare colazione in quel centro, deciso di farla più avanti, una cazzata.

Fino a che non arrivo a Marcilly en Vilette, “non ci sono salsicce da appendere”, citando gli Squallor.

Sono 15 km di fame e sete che placo con due cornetti alle mandorle che nuotano nel burro ed una bottiglia di acqua fresca.

Mentre sono intento a fare colazione una coppia di inglesi comincia a parlare con me, una ventina di minuti ci voglio prima di ripartire.

Altri pochi km ed arrivo a La Ferté Saint Aubin.

Qui perdo molto tempo nella ricerca di un supermercato, trovatolo altre decine di minuti per pranzare e godermi il momento, ho trovato una ottima IPA californiana.

Riparto verso le 14 e mi avvio lungo un percorso tortuoso, fuori dal centro abitato, che mi porta alla D 104, da qui in poi solo strade secondarie, comode, tranquille e con scarso traffico.

Appena fuori La Ferté ho quello che si dice uno spiacevole incontro, un calabrone giapponese, non tento nemmeno di fotografarlo e la cosa strana è che quando ne avrei l’occasione mi dimentico di dirlo alla gente.

Domattina al panificio cercherò di ricordarmelo.

Oramai per oggi è un continuo susseguirsi di piccoli centri abitati che mi danno la misura del percorso, e va bene, anzi, molto bene così.

Giunto a Montrieux en Sologne, vedo delle persone sedute fuori a quello che pare un negozio, e lo è! 

Mi fermo e cominciò a parlare con le persone sedute al di fuori del locale, che immagino serva pure da centro colloquiale, dato che i bar sono chiusi.

Da loro ricevo la giusta informazione per piazzare la tenda stanotte, ed altre per il percorso di domani, che pare sarà piovoso.

Piazzo la tenda a poca distanza dal negozio, e domattina alle 7 il panificio dovrebbe essere aperto.

Oggi il tempo è stato meraviglioso, a parte il fatto che, non avendo la felpa, al mattino ha fatto un poco di fresco.

Durante tutto il giorno ho camminato solo su strade coperte dagli alberi.

Un paio di fermate per una birra o un caffè, che buono o no ogni tanto ci vuole, non me le sono fatte mancare.

Domattina spero di non dover partire con la pioggia, spero in un attimo di pausa che mi permetta di sistemarmi e poi può piovere tutto il giorno.

Dovrebbero mancare 12 giorni ad Irun!!!

Dalle 5 piove!

Verso le 6:30 smette, mi alzo e velocemente preparo il bagaglio.

Alle 7 son già che cammino e mi infilo in un “cul de sac”, detto alla francese, indicatomi dal solito navigatore, un paio di km in più anche oggi.

La cosa strana è che pur prendendo quella che pare essere la via più lunga, fatti i conti la distanza è la stessa.

Per verificare ciò ho bisogno della connessione, a disposizione ho pochi mega e li devo centellinare.

I centri che attraverso sono piccoli, sforniti di negozi di telefonia, il Wi-Fi è in genere a pagamento, il minimo che ho trovato è di 1,50€ per 30 minuti, e nei locali che ne dispongono difficilmente, o meglio mai, ti danno la pw.

Comunque, la giornata è piovosa, non una pioggia forte ed insistente come già in precedenza ho avuto modo di “assaggiare” in Francia, ma un continuo alternarsi di scrosci.

Non ricordo più quante volte ho messo è tolto il poncho, un vero fastidio, e la volta che l’ho dovuto tenere addosso a lungo è stato un bagno di sudore.

A Vernou en Sologne faccio la colazione che ho saltato alla partenza, a Courmemin riesco finalmente a bermi un caffè, non il massimo ma qualche cosa di caldo in una giornata come questa, infine a Mur de Sologne acquisto la cibaria.

 Proseguo su strade secondarie, poco trafficate ed indicate come piste ciclabili.

Noyers sur Cher e Saint Aignan sono due centri abbastanza grossi, ma qui non siamo in nord Europa ed i negozi alle 19sono chiusi.

Cerco un posto per lanotte, il campeggio a 4 stelle lo escludo, mentre il terminal per i camper non prevede spazio per una tenda.

Proseguo.

Altri 5 km per accorgermi che il navigatore mi sta infilando in un altro casino, devio e cerco la D 675. 

In questa ricerca chiedo di un posto per la tenda, finalmente dopo una decina di tentativi trovo da sistemarmi.

Domani, senza internet, andrò a caso.

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14-15 agosto, da Chartrettes a Batilly-en-Gatinais a Jargeau

Mi sveglio presto, così ho pure il tempo di farmi una doccia con l’acqua che avevo tenuto in tenda al caldo.

Parto alle 7.

L’idea di oggi è passare per Fontainebleau attraversando l’omonima foresta.

Alla partenza è d’obbligo attraversare la Senna, per arrivare al ponte devo barcamenarmi su un sentiero lungo il fiume, tra reti rotte e proprietà private violate, non so nemmeno dove ho piantato la tenda stanotte. Comunque un posto tranquillo.

Non guardo la mappa, il percorso è quasi memorizzato, quindi mi avvio.

Dopo circa 10 km mi accorgo che Fontainebleau è totalmente fuori percorso e nemmeno di poco.

Quando noto l’errore sono oramai ad oltre 5 km e non mi va di svoltare.

Stamane come colazione ho l’ultimo pomodoro donato mi tre giorni fa.

Tutto è chiuso e devo fare oltre 20 km per trovare qualche cosa da mettere sotto i denti.

Lo faccio a La Chapelle-la-Reine e né approfitto per fare scorta per domani, anche se dopo la spesa leggo che il supermercato sarà aperto, così immagino molti altri.

Il percorso si snoda, a parte pochi km, su strade secondarie e poco trafficate, il che non è affatto male, se non fosse per il fatto che il navigatore mi manda su una strada di campagna e che dopo circa 10 km sono a pezzi.

Cambio navigatore e questo mi consiglia tutt’altro percorso, lo seguo immediatamente.

Sono quasi le 20 ed ho superato di molto il limite che mi sono imposto giornalmente ma ancora non trovò un posto ove fermarmi.

Da lontano vedo una persona intenta a grigliate, mi avvicino chiedendo dell’acqua, ma quando provo a chiedere dove poter mettere la tenda, ha un grande prato dietro casa, la risposta è negativa.

Faccio altri 200 m e trovo un prato un poco riparato dal vento che stasera soffia con una certa intensità.

Mi sistemo sperando per il meglio, sta arrivando un forte temporale!

Alla prossima!!!

Stanotte il forte vento mi ha fatto dormire poco, e poi un poco di pioggia.

Mi alzo e mi preparo fintanto che il cielo ha delle larghe chiazze di azzurro.

Alle 7 sono per strada.

Oggi ho deciso per la tappa corta e prenoto un albergo a circa 30 km.

Nonostante siano solo 30 km, ancora prima di affrontarli, li sento pesare moltissimo.

Il percorso non è male a parte un tratto di circa 7 km su strada forestale che non è proprio adatta al carretto.

Comunque sono strade abbastanza poco frequentate, anche se non tratto forestale incontro un paio di ciclisti.

La spesa di ieri mi è tornata molto utile.

Abbondante colazione con spalla di maiale e pane, a pranzo del formaggio brie che qui costa nulla, 3,40€ al kg, ed è molto più buono di quello che compriamo in Italia.

I paesi da attraversare sono pochi e piccoli.

A  Fay-aux-Loges trovò una lavanderia di quelle che qui si trovano fuori dai supermercati. 

Decido per il bucato, non so se in albergo c’è il servizio lavanderia.

Mentre attendo che il bucato sia fatto mi accorgo che il paese di Fay mi ricorda la Francigena, infatti è gemellato con Radicofani.

Nonostante la poca strada fatta, tratto che di solito percorro prima delle 13, sono molto stanco, non so se il tempo abbia a che fare in qualcosa.

Alle 15 mi avvio per la parte finale del percorso che mi porta a Jargeau.

In questo cammino ho attraversato tanti grandi fiumi ed oggi tocca al Loira.

Separa i due comuni di Jargeau, appunto e Saint-Denise-da-l’Hotel facenti parte della regione 45 della Loiret.

Alle 16:25 arrivo in albergo, un letto, mi mancava da Namur, ma soprattutto la doccia che da quasi una settimana sognavo.

Domani vedrò, dai conti fatti alla Spagna mancano meno di 15 giorni, se così mantengo il ritmo e la vendemmia in Spagna non si anticipa come qui in Francia dovrei arrivare a Tarifa come previsto.

Un appunto: oggi pubblico perché in albergo hanno un buon Wi-Fi, in genere qui in Francia fa letteralmente cagare, peggio che la Germania.

Il mio credito con Tim è scaduto e fino al 29 ciccia, quindi se non trovò un altro buon Wi-Fi o una scheda telefonica a prezzi decenti, fino al 29 non pubblico.

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12-13 agosto, da Neuilly-Saint-Front a Crécy-la-Chapelle a Chartrettes

Se vogliamo fa ancora più freddo di ieri.

La felpa è d’obbligo e lo sarebbero pure i guanti, ma sono ancora in fondo al sacco.

Stamane colazione con pane e burro salato, il negozio apre alle 8:30 ma un’ora prima abbondante ci passo davanti.

Il cielo è terso, il vento è molto fastidioso e pare la giornata giusta per recuperare qualche km perso.

Non pare debba fare strade molto trafficate, ma il continuo saliscendi mette alla prova la mia resistenza.

La fatica è tanta ed il pensiero di recuperare qualche cosa svanisce dopo le prime ora di cammino.

Tanti piccoli paesi da attraversare, paesi che a momenti sembrano del tutto disabitati, solo qualche finestra ben decorata fa capire che qualcuno vi abita.

Davanti a molte di queste case c’è il cartello che mette in vendita e la cosa rattrista un poco.

Attraverso un tratto che si trova sotto la traiettoria del o degli aeroporti di Parigi, da un cartello stradale deduco di essere molto vicino alla città.

Mai visti tanti aerei in una sola volta.

Il pomeriggio mi ritrovo a dover cercare riparo dalla pioggia.

Per ben due volte il temporale mi trova preparato, la prima sotto un ponte lungo la Marna, e la seconda in prossimità di una fermata del bus, stavolta col seggiolino.

Qui mi riposo e rifocillo così bene che quasi casco addormentandomi.

Proseguo per altre tre ore ed arrivo a Crécy-la-Chapelle, fatico non poco a trovare il campeggio per poi sentirmi dire che vogliono 33€, li mando a quel paese ed in un prato lì vicino piazzo la tenda.

Sono dietro una chiesa e lo spiazzo è molto grande.

Sveglia alle 5, mi alzo alle 6:30 e parto dopo le 7.

Con grande sorpresa trovo un supermercato aperto dalle 7. Colazione e via!

La strada sale per un paio di km, quindi un piano che mi porta alla D36, un incubo.

Una decina di km in un traffico bestiale, su una strada senza banchina ed una ciclabile che trovo solo attorno ad una delle tre rotonde che attraverso.

Mi chiedo se i due navigatori non trovino di meglio, la ciclabile allunga di un centinaio di km, e continuare lungo questa statale proprio non mi va.

Se non trovo alternativa me ne vado a Pithivers con i mezzi pubblici, sperando poi nel sud.

Per fortuna trovo la soluzione, una strada che corre più o meno parallela allungando, forse di 5 km, mi ci ficco.

La sosta pranzo la faccio a Chaume en Brie: pane con mortadella e un paio di cervogie.

La soluzione della strada è quella giusta.

Attraverso campagna appena mietuta o coltivata a rape.

Qualche leggero fastidio per una strada bianca, ma il resto è ok.

Ho assoluto bisogno di una doccia, siamo sotto ferragosto e come non bastasse mi trovo poco a sud di Parigi.

Difficile trovare un campeggio a dei prezzi ragionevoli, immagino gli alberghi.

Comunque proseguo e sono convinto di avere camminato più di quanto mi dice il navigatore.

Sono a pezzi e l’arrivo sulle rive della Senna mi danno un poco di sollievo.

La Senna, è la terza volta che l’atteaverso, lo farò domattina, le altre due volte è stato sul ponte di Le Havre, c’è una certa differenza, qui sarà largo circa 150 m il ponte di Le Havre è lungo 1500 m!

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10-11 agosto da Gercy a camping du lac a Neuilly-Saint-Front

Lascio il cortile verso le 07:10.

È una giornata fresca e ventosa e partire in salita con il pile addosso non è il massimo della vita.

La strada è la solita strada statale senza banchina.

È un continuo fermarmi per lasciare passare chiunque, anche gli incapaci più totali al volante.

Tutta la mattinata è così: un continuo combattere contro vento, camion e guidatori incapaci che non fanno altro che rallentarmi.

Sono senza colazione e a amarle trovò un supermercato.

Mi riavvio lungo la statale N2, sempre peggio!

Una deviazione mi porta lontano da detta strada, ma mi allunga di un paio di km.

Al paese successivo faccio sosta pranzo.

Da quando sono rientrato sulla statale è un continuo cedere il passo alle autovetture.

Verso le 15 arrivo a Laon dopo una sosta per una birra e per scrivere il blog.

Laon la passo di striscio e continuo su una strada di campagna che costeggia la N2 ormai diventata un’autostrada.

Questo tratto è poco frequentato e addirittura, dopo pochi km, incontro l’incredibile: una pista ciclabile di quelle rubate al piano stradale.

Comunque per circa 15 km, posso finalmente camminare con una certa tranquillità.

Terminato il tratto mi sposto su strade più tranquille vicino al posto dove sostare, un campeggio in riva ad un lago.

Come arrivo mi premurò di sapere se ci saranno feste e soprattutto, fino a quando dureranno, il gestore mi fa piazzare la tenda in un luogo lontano da tutto e tutti e con i tappi alle orecchie… il casino è così forte che fino alle 2:45non posso dormire.

La serata la passo in compagnia di un gruppo di francesi coi quali mando giù un paio di birre ed il vino che ho portato.

Ciononostante alle 7 sono per strada.

Domenica mattina tutto tace, l’aria è fresca e camminare diventa difficile fuori dal bosco.

Un vento alquanto fresco da un forte fastidio e non riesco a gestire bene l’uso della felpa.

Mi rammarico di non avere estratto i guanti, in certi momenti vorrei averlo fatto.

Dopo circa 15 km trovò un negozio aperto, faccio scorta per la giornata intera in quanto nulla sarà aperto dopo le 13.

I paesi che attraverso sono piccoli, nemmeno un bar, e sono in aperta campagna, riesco però a trovare da bere.

Tra un paese e l’altro in carretto comincia a “zoppicare”.

La strada è stretta e lascio passare delle vetture, un furgone si ferma, tre ragazzi a bordo, si parla un poco e mi spiegano che nel paese successivo hanno un agriturismo, una “gite”, come si dice qui.

Si offrono di darmi un passaggio fino a dove hanno l’attività, accetto.

Sono un paio di km, ma mi permettono di sistemare il carretto e ricevere dei pomidoro, ma soprattutto di trovarmi proprio sulla mia strada.

Riparto dopo circa 90 minuti, mangiato e riposato.

La parte successiva è tutto un zigzagare per la campagna e constatare che di Google Maps bisogna stare molto attenti.

Mi fa andare in un bosco su una strada senza uscita, a pochi metri dalla statale, quasi inarrivabile a causa le sterpaglie che mi separano dal piano stradale.

Arrivo a Neuilly-Saint-Front verso le 20, il vento mi ha letteralmente distrutto, sono stanchissimo.

Ciononostante, dopo avere trovato un terminal per camper, ed avere piazzato la tenda, ho il tempo di passare un’oretta in compagnia di una coppia francese col loro bimbo, che si trovano già sul posto.

Poi mentre scrivo… Buona notte!!!

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8-9 agosto da Jamagne a Chimay a Gercy

I ragazzi che mi hanno permesso di piazzare la tenda sono stati pure molto gentili, mi hanno offerto un paio di birre.

Stanotte non ha piovuto, in compenso c’è stato un certo traffico che mi ha permesso solo di dormire male.

Parto senza colazione e dopo circa tre ore comincio a risentirne.

Provo a mangiare dei biscotti ma sono duri ed il palato infiammato ne risente.

Finalmente un supermercato posso concedermi qualche cosa di tenero e così mi rimetto in forze.

Oggi il percorso è un continuo saliscendi  e la fatica si fa sentire e naturalmente, non essendoci sentiero dedicato lo sforzo è ancora più grande.

Il tempo è decisamente buono, inoltre cammino in boschi e viali alberati.

A Chimay arrivo verso le 14, passò al supermercato a prendermi da mangiare ad alcune birre per iniziare gli assaggi.

Me le godo tranquillamente e poi comincio a cercare una sistemazione, c’è il camping comunale.

Ci arrivo e devo attendere che la responsabile arrivi.

Sistemato tutto mi accorgo che vicino alla tenda del vicin o c’è una moto con targa italiana.

Dopo un poco arrivano, sono Katia e Fabrizio, una coppia di Bologna che si stanno facendo le vacanze.

Usciamo assieme a fare spesa, stasera grigliata e la pasta per fine la ‘ndoja e proviamo altri tipi di birra.

Origano a kg

Verso le 22:30 il sonno e la stanchezza prendono il sopravveento.

Il cielo non promette alcunché di buono.

Alle 7 esco dal campeggio dopo i saluti, cerco un bancomat e mi avvio.

Pure oggi colazione tarda, qui i negozi aprono alle 8.

Oggi il percorso pare sia attraverso strade di campagna, mera illusione, pochi km e sono di nuovo su una statale senza banchina transitabile.

Stavolta lungo la strada trovo un panificio, colazione assicurata.

Poi con immensa sorpresa vedo cha c’è una pista ciclabile che corre da entrambe i lati della strada e che porta a circa un km dal confine.

Questo mi fa preludere che ci sia una continuazione in Francia.

L’incubo delle strade inglesi si ripresenta

Ci arrivo al confine francese, accompagnato da un violento acquazzone che mi tiene fermo sul posto per quasi un’ora, dopo di che, nonostante la pioggia, mi avvio.

L’illusione della ciclabile svanisce subito mi ritrovo su una strada dal fondo molto ruvido, che porta con se molta acqua e che i mezzi pesanti alzano aumentando l’effetto bagnato già così intenso causa la forte pioggia.

Arrivo a Hirson e finalmente trovo da bere e mangiare, non sono ancora pronto per fermarmi in una pizzeria francese e nelle loro “fritterie”.

Nel frattempo ha smesso di piovere.

Vado avanti con cibo spazzatura, a parte qualche formaggio.

Proseguo e trovo un posto dove fermarmi a mangiare, una fermata del bus coperta e con la panchina, ci sto così bene che mi dilungo un poco.

Riparto e dopo nemmeno 30 minuti ricomincia a piovere, ma stavolta con una intensità pazzesca, dopo meno di 5 minuti sono zuppo in maniera immonda.

Cammino per un paio di ore, non trovo da riparami e tantomeno trovo chi mi voglia accogliere fintanto che smette.

Ad un certo punto vedo una fermata del bus, regolarmente senza panchina, succede nel 95% dei casi, si vede che da ste parti la gente è senza culo.

Mi fermo, è asxiutta e trovo così il modo per cambiarmi almeno la maglietta e sgocciolare la giacca a vento.

Finalmente smette d’intensità la pioggia, riparto con la temperatura che comincia a scendere,mg razzie ad un forte vento che comincia a soffiare da ogni direzione.

Vervins! Qui medito di fermarmi, dopo avere visto l’ennesimo temporale che stavolta mi ha aggirato.

Comincio a chiedere se nel paese d’ la piazzola notturna per i camper, non c’è!

Chiedo di alternative, l’ultima che mi danno è 4 km più avanti.

Mi avvio e ad un certo punto mi vedo costretto ad indossare la felpa.

Proseguo fino a Gercy.

Con la classica scusa dell’acqua chiedo ad un signore se sappia di un posto ove sistemarmi per la notte.

Jaques, questo è il nome, dopo avere consultato la moglie Martina, mi permette di piazzare la tenda nel suo piccolo giardino.

Poi, col mio francese del sabato seraalla sagra, intavoliamo un discorso che si conclude con l’offerta di una birra.

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6-7 agosto da Hollogne sur Geer a Namur a Jamagne

Durante la notte ha piovuto molto e per fortuna mi sono svegliato prima che cominciasse per chiudere la “porta” esterna della tenda.

Alle 5 ancora diluvia, la mia partenza anticipata è rimandata.

Verso le 6:30 guardo fuori e dalla casa vedo partire una vettura, aspetto ancora un poco.

Verde le 6:40 mi decido, devo andare.

Mi tiro fuori dalla tenda e comincio i preparativi per la partenza.

In quel mentre dalla casa parte un’altra vettura, al volante c’è Florence, si ferma e con un sacchetto mi viene incontro.

Mi porta dei biscotti dell’acqua ed una bevanda al cioccolato.

Sono cose che mi imbarazzano un poco e lo fanno ancora di più quando mi accorgo che all’interno del sacchetto ci sono pure dei soldi, ma questo succede più in là.

Raccolgo tutto e dopo circa 30 minuti parto.

Non è una bella giornata, la strada non è il meglio che si possa desiderare, specie i primi km.

Il cielo nuvoloso e l’aria fresca permettono di camminare decentemente..

Per fortuna dopo pochi km il gps mi manda su strade di campagna e qui si cammina in maniera decente.

L’obiettivo di oggi è passare Namur, ma purtroppo alcuni problemi fisici mi costringono ad altre soluzioni.

Dopo la bella esperienza sulle strade campagnole mi tocca rientrare sulla statale.

È qui che comincio a fare una classifica delle strade nazione per nazione, il Belgio è decisamente all’ultimo posto.

L’arrivo a Namur è accompagnato da un bel acquazzone che mi sorprende a 5 km dall’arrivo.

Ho prenotato all’ostello del luogo.

Ci arrivo presto e ciò mi permette di fare con calma alcune cose, ma, soprattutto, farmi un buon piatto di pasta con la ‘nduja a base di pesce, non ricordo il nome, che ad Herne, un amico di mio fratello, calabrese, mi ha dato da portarmi al seguito.

Non fosse per l’infiammazione che ho in bocca  sarebbe una cosa divina.

Stasera a letto presto, non tanto per dormire, quanto per riposare.

Alle 5:30 un cacacazzo, con la sua tosse ed il fatto che comincia a fare casino nel preparare il proprio bagaglio , infastidisce e non poco la camerata.

Come detto vorrei riposare più che dormire, ma il tipo scassa e non poco.

Alle 7:30 scendo per la colazione e né approfitto.

In questo ostello i belgi sono molto carini, specie la ragazza sarda al l’accoglienza. 😊😊😊

Parto con l’intenzione di arrivare il più possibile vicino a Chimay.

Dopo un paio di km in piano lungo il fiume, la strada comincia a salire, è una salita lunga, non molto ripida, ma stancante.

Il tempo non aiuta molto, vento fresco, che va bene sulla salita, ma che rompe la schiena non appena si è in cima.

E comincia il saliscendi che accompagnerà tutta la giornata.

Mi fermo a pranzare verso le 12:45 e mi accorgo di avere fatto pochi km, decido di forzar di tempi.

Ciò serve a poco, la strada non aiuta.

Non appena lascio le strade secondarie, e poco sicure, mi ritrovo su strade frequentate e per niente sicure.

Anche qui la sorpresa negativa.

Dopo avere camminato lungo quella che pare la pista ciclabile, mi ritrovo a dover “combattete” con una banchina inesistente, un traffico bestiale c’è un tempo che non aiuta.

A Florennes sosto per un po’ a di spesa, fortuna l’ho fatto non mi sono però del tutto l’acquazzone che verso le 17 è caduto su quella località.

Proseguo e a Saint Aubin mi fermo per chiedere informazioni.

C’è un signore italiano nel gruppetto.

Parliamo di birra ed indicazioni stradali, poi mi accorgo, all’arrivo della polizia, che il signore italiano ha avuto un incidente, ed il terzo signore, Jeanphilippe Barbier, mi invita a casa sua a bere una birra.

La casa è una ex fattoria della locale abbazia, ora non più esistente, e me ne fa vedere una parte.

Mi fermo una 20ina di minuti, poi, seguendo le sue indicazioni, mi riavvio.

Cammino 5 km circa e mentre attraverso Jamagne sento delle voci provenire dai muri di due case.

Mi avvicino e chiedo ai ragazzi se posso piantare la tenda, risposta affermativa con offerta di birra locale.

Scrivo e me ne firmo contento.

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4-5 agosto da Kessel a Maasmechelen a vicino a Hollogne sur Geer

Alle 7 sono per strada, l’umidità di stanotte ha inzuppato per bene la tenda ed un paio di cose che avevo messo ad asciugare.

Il carretto pare un vicolo di Napoli con tutta la roba stesa ad asciugare, mancano solo i calzini.

L’aria è fresca, la notte è stata fresca, mi sono dovuto infilare la felpa, ma cammino in maniche corte.

Il sole a stento riesce a farsi largo tra le nuvole e se aggiungiamo i luoghi viali alberati.

Ieri sono arrivato al campeggio con un forte dolore ai muscoli del collo.

La lunga notte di sonno, quasi 7 ore tirate, deve aver sistemato il problema, ma continuo a mantenermi la zona al caldo.

Dalla ultime tappe in Germania e fino tutto il breve tratto in Olanda, il territorio è disseminato di enormi serre nelle quali si coltiva di tutto e questo continua pure in Belgio dove arrivo verso le 12:30.

Non ci sono cartelli che indicano la zona di confine, ma se le targhe delle macchine non fanno testo, qui belgi e olandesi vanno e vengono in continuazione, la pista ciclabile scompare lasciando posto ad una banchina transitabile su entrambi i lati, rubata alla carreggiata.

Anche la differente segnaletica lascia intuire il passaggio, ma non certo per le scritte che sono sempre in olandese.

Mi fermo in un bar e mi metto a parlare con la proprietaria, questa mi spiega che questa zona del Belgio è assolutamente olandese.

Chiedo altre informazioni pure ad alcuni avventori e riparto.

Sono senza cibo ed i supermercati chiudono alle 13 e beffa, i kebabbari la domenica sono chiusi.

Trovo dell’acqua e un paio di birre.

Intanto il sole s’è aperto un grande varco tra le nubi e picchia di brutto.

In un ristorante italiano mi fermo per bere e chiedere se fanno dei panini, risposta negativa, ma la ragazza mi dice che se voglio delle olive e pane…

Accompagno la birra con questo… conto: 12 olive, 80 gr di pane pure raffermo 2,5€!

Più avanti trovo da mangiare, un panino con verdure e feta, stesso prezzo, ma il panino mi ha riempito.

Poco dopo chiedo ad una signora se conosce dei campeggi, non mi sa rispondere.

Mentre sto attraversando il ponte su un fiume, una vettura si ferma, né scende una ragazza con un foglio in mano, mi dice che glielo ha dato la madre raccomandando le di portarmelo: la stampa della mappa di un campeggio, gentilissima!!!

Pista ciclabile belga

Al campeggio ci arrivo verso le 20, ma non mi piace e proseguo di un paio di km piazzando la tenda in una radura nel vicino bosco.

Durante la notte ha piovuto copiosamente, ma il terreno è così secco che se non fosse stato per la tenda bagnata ed il fatto che ho sentito, non me ne sarei accorto.

Non comincia bene la giornata, dopo circa 4 km, arrivò in paese, non esistono bar aperti, né tantomeno trovo dei forni.

La “salvezza” arriva sotto forma di, o meglio, del solito distributore con annesso bar.

Passo Zutendaal e da qui in poi è tutto un susseguirsi di centri abitati, piccoli o meno.

La decisione di passare da Chimay, mi porta su strade che all’apparenza sembrano poco frequentate, e la prima impressione è questa.

Mi accorgo petto che in questa zona del Belgio, il lunedì mattina è momento di riposo, locali che aprono al pomeriggio, supermercati che prima delle 13 lasciano le porte chiuse, quindi mi rassegno e proseguo.

Giunto a Bilzen, tronco un supermercato aperto, sono le 11:20.

Faccio un po’ a di spesa, penso a pranzo e cena, e poco dopo mi fermo su una panchina, in un piccolo parco a desinare.

Non capisco perché, dopo circa 45 km, le gambe comincino a cedere, che debba rivedere le quote giornaliere?

Foto che faccio ad ogni passaggio di confine e che invio ad un amico coreano

Ma questo lo vedevo notato già 4 anni fa, chissà!?!?!

Oggi il tempo non è male, c’è vento, fa fresco ed è leggermente nuvoloso, il tutto aiuta.

Nonostante ciò il caldo si fa sentire ed il bisogno di bere pure.

Qui non chiedo acqua, al supermercato costa 18 cent, ma una barretta la aggiungo alla “dieta” in quanto nel banco frigo si trova sempre.

A differenza dei giorni scorsi, oggi il territorio manca di allevamenti, tutto è dedicato alle coltivazioni e questo mi pone il problema della ricerca del posto ove piazzare la tenda.

A Waremme comincio a pensare di trovare da dormire.

Lungo la strada ci sono diverse fattorie e confido su ciò, ma alla prima il no è secco, mi dice il tipo che è tutto occupato, sarà per il mio francese o perché il tipo non ha compreso, ma vedere tutto quel terreno libero mi lascia dei dubbi, pazienza!

Quasi non mi dispiace, ma i no così secchi lasciano un poco di amaro in bocca.

Faccio qualche centinaio di metri c’è oltre un campo appena mietuto, in un garage, vero delle persone, mi avvicino e chiedo.

Risposta affermativa, su un mucchietto  di paglia piazzo la tenda.

Non finisce qui, Florence e Maxime, oltre alla gentilezza di farmi mettere la tenda, mi offrono da mangiare e bere, accetto volentieri le due birre, ma, nonostante la fame, non oso accettare il cibo.

Da Lubecca questa è la nuova tenda

Rimaniamo un poco di tempo a parlare, purtroppo il mio francese scolastico, di oltre 40 anni fa, lascia un poco a desiderare, ma ci capiamo e questo è importante.

A proposito, oggi sono entrato nel parte di Belgio nel quale si parla francese, ed ho scoperto una cosa molto interessante.

Qui, come nella Svizzera francese, i numeri impossibili che usano in Francia qui non esistono.

Ora “je suis tres strac”, ma anche di più e vi do la buona notte.

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2-3 agosto da Wesel ad Alpen a Kessel

Dopo tre giorni di gelati, mega mangiate e bevute serali, lascio Herne verso le 17, cerco di sfruttare il più possibile il tempo a disposizione.

Ieri ho salutato i ragazzi, Massimo mi accompagna al treno per Wesel, mentre Annetta se ne sta a casa poco bene.

Alle 18 arrivo a Wesel e non appena scendo dal treno inizia a piovere, per fortuna non è una pioggia copiosa.

Vorrei riuscire ad arrivare al primo campeggio, ma durante il tragitto inizia diluviare.

Mi fermo ad aspettare che spiova un poco e ciò avviene non appena ho finito la cena.

Altri 3 km e mi vedo costretto a stare in una cabina dell’autobus per altri 20 minuti.

Ora ho a disposizione un viale alberato che almeno in parte mi protegge.

Arrivo ad Alpen dopo le 21 e mi devo accontentare di bere dell’acqua calda, ciononostante le temperature si sono mantenute alte.

Non trovo alcunché, fino a quando chiedo a due ragazzi che mi indicano una piazzola di sosta per camper. C’è un bel prato!

Dopo tre notti dormite comode su un divano letto, ritornare alla tenda ed al materassino non è il massimo, ma ho trovato un buon punto e nonostante le tre uscite notturne ho riposato bene.

Alle 7 sono per strada e subito trovo da fare colazione, quindi il prosieguo si fa meno pesante.

Sì perché quei tre giorni di sosta mi hanno “segnato”, abituato troppo bene ero!

Ciononostante il camminare è senza problemi, il callo finalmente non duole ed il passo che mi pare di avere ritrovato è quello dei primi giorni.

Ho cerca 30 km per arrivare a Venlo, primo centro abitato in terra olandese, incredibilmente ci arrivo in poco più di 6 ore.

Sto pensando che l’Olanda non sia un bel posto, ciò che ho visto fino ad ora mi ha deluso, mentre penso a ciò attraverso il centro abitato ed ho una visione: ci sono degli uomini fuori da un edificio che ha una porta aperta ed una scritta che dice OPEN.

Mi avvicino e chiedo: È UN BAR!!!

Olanda riammessa!

Strumenti di tortura tedeschi

Erano oltre 2 mesi che non ne vedevo uno, escluso Herne.

Birretta e via, poche centinaia di metri e fuori da un bar leggo che hanno 175 marchi diversi di birra: troverò finalmente una buona IPA?

Si!!! E pure alla spina: piccole soddisfazioni che ti rendono piacevole il camminare!

Esco dal centro abitato ed un ragazzo mi avvicina, ha visto la bandiera e mi parla italiano.

Stiamo qualche minuto a chiacchierare e mi indica alcuni posti per campeggiare.

Il camminare più vado avanti e più diventa pesante.

Ci sono diversi cartelli che indicano dei campeggi, mi sa che in uno di questi mi ci infilo, e così faccio.

Sono stanco, ho superato il limite di km impostomi e penso di meritarmi una doccia, lavare il vestiario, mi sono dimenticato di dare tutto ad Annetta per essere lavato.

È un campeggio stile inglese, riservato ai soci, me la proprietaria non mi fa problemi e mi fa piazzare la tenda nel prato nuovo

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30-31 luglio da Stadtlohn ad Herne

Stamane l’aria è decisamente fresca, mi vedo costretto ad indossare la felpa.

Parto verso le 6:40, in una ventina di minuti sono a Stadtlohn e cerco il modo di bere qualche cosa di caldo, qui i distributori di carburanti, con annesso bar, per fortuna non mancano.

Macchinetta vendita automatica di frutta.

Intanto la situazione ruota si fa sempre più critica, specie quando si piega ulteriormente nel tentativo di salire una scala.

A questo punto vado verso la stazione del bus, con il mezzo vado fino alla stazione ferroviaria di Borken e da qui fino ad Herne in treno.

Salire e scendere dal treno con questi alti scalini non fa altro che dare altri duri colpi al cerchione, ma purtroppo non c’è botte per compensare.

Alle 10 sono ad Herne e dopo avere salutato fratello, nipoti e cognate cominciamo la ricerca del fantomatico cerchione da 16″!

Dopo alcuni negozi riesco a trovare e uno, purtroppo il perno non è della dimensione giusta e dato che qui non siamo in Finlandia, dove l’attento meccanico decide di sostiurlo, mi vedo costretto ad andare oltre. Ordinalo? Ci vuole minimo una settimana.

Nel pomeriggio esco assieme a Massimo ed andiamo a cercare presso l’ennesimo “fahrradgeshäft”.

Stavolta il negozio è un normale negozio di biciclette che però ha nel suo proprietario, un tipo decisamente in gamba, la sua punta di forza, in pochi minuti ordina il pezzo che ritirerò giovedì!

Speriamo bene!

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28-29 luglio, da Sellberg Utdrift a Neuenkirken a Stadtlohn

Esco dal campeggio alle 07 e subito mi metto alla ricerca di un distributore che abbia il bar, lo trovo dopo un paio di km.

Un paio di “sbrodoni” con un poco di latte e via verso nuove avventure.

Per oggi il meteo promette nuvole, speriamo. 

Intanto la mattinata è bella fresca, ventilata per bene e ciliegina sulla torta, per quasi di tutto il giorno si cammina protetti dalle fronde degli alberi lungo le varie ciclabili e le strade secondarie.

Cosa che comunque non mi faccio mancare è sempre l’acqua, nonostante la temperatura decisamente più bassa rispetto ai giorni scorsi, i miei 6/7 litri di liquidi sono costretto a mandarli giù.

Fino verso le 12 tutto fila liscio, ma poi la stanchezza prende il sopravvento e mi vedo costretto a cercare, prima di tutto da sedere per bene, qui grande impresa, c’è una panchina ogni 20 km, e poi mangiare.

Oggi, domenica, in questa parte di Germania, tutto è chiuso esclusi alcuni ristoranti d i bar annessi ai distributori di carburante.

Questa è, s.c., l’ultima domenica tedesca, già dalla prossima dovrei essere in Francia.

Pure i distributori sono pochi e non mi riferisco solo a quelli aperti.

Se entro dalla parte sbagliata del centro abitato, rischio di trovare il nulla.

Per fortuna i due trovo li trovo al momento giusto, stare un poco al fresco e bere qualche cosa di fresco, è quel che si cerca in giornate afose come questa.

Le nuvole promesse arrivano sul tardo pomeriggio, ma questo non basta a concedere un poco di respiro, in compenso il vento che le accompagna è un poco più “allegro” di quello mattutino.

Verso le 20 trovo un campeggio, ma si trova troppo distante rispetto a quanto diceva il gps, decido di proseguire.

Un paio di km e chiedo ad un contadino di poter piazzare la tenda su un suo prato, risposta affermativa e c’è pure la doccia! 

Meglio di così!!!

Durante la notte un paio di scrosci “inaugurano” la tenda all’acqua.

Alle 06:30 sono in strada, la nuova tenda funziona che è una meraviglia si aizza e si toglie in meno di un minuto complessivo.

Questo mi porta diversi vantaggi, specie all’arrivo ed in caso di pioggia.

Una cosa ancora non sono riuscito a capire, però, ed è l’ultimo passo per riporla, in una settimana l’ho fatto giorno per giorno ed ancora non capisco come si debba piegare per essere messa nel suo sacco. Capirò!!!

La mattinata è fresca, ma ancora in maniche corte posso viaggiare.

Non ci sono strade difficili oggi, la ciclabile è quasi onnipresente, e questa tappa, escluso l’attraversamento dei grossi centri abitati, ha poco da condividere con vetture  di qualsivoglia tipo.

Attraversando Ochtrup mi succede… Vedo in lontananza un mezzo dei pompieri che fa manovra su una piccola strada, non c’è fumo non ci sono vetture sbattute e non si capisce cosa sia successo.

Mentre mi avvicino un furgone della polizia mi sorpassa e si ferma sull’incrocio sbarrandomi in pratica il passaggio per andare oltre sulle strisce.

Faccio il giro del mezzo e l’autista, dalle stelle sulle spalline un capitano, che si era allontanato per parlare con dei poliziotti, mi si fa contro con aria di chi ti vuole redarguire e mi dice che non devo camminare sulla strada ma sul marciapiede, gli faccio notare che lui lo ha bloccato. A quel punto mi aspettavo una multa, ma per fortuna era impegnato.

La ruota destra del carretto peggiora continuamente, sono 6 giorni che ne cerco una, ma qui non si trova, incredibile, questi hanno dei negozi di biciclette grandi come ipermercati e non hanno un cerchio da 16″ per una bici da bambini.

Comincio a cercare tramite internet dei negozi, ma la maggior parte li ho già lasciati alle spalle e a quelli avanti ci arriverò dopo qualche ora, e comunque per avere la ruota dovrei aspettare minimo una settimana. In Finlandia ho perso tempo per lo stesso problema solo perché mi si è rotto di sabato pomeriggio.

Questo mi ricorda il cammino del 2015, macchina fotografica che si guasta, a Riga, in un centro assistenza da un bianco ed un nero, me la riparano, sostituendo un pezzo importante in meno di un’ora, mentre a Berlino, nel centro assistenza principale per la Germania, per sostituire un altra parte che si era rovinata con l’umidità avrei dovuto attendere 2 settimane.

Il tempo oggi è stato a dir poco meraviglioso, fresco, areato ed ho camminato su strade all’ombra di grossi alberi.

Durante il giorno decido di passare, l’indomani, per Herne atro area mio fratello, mi faccio alcuni conti è deciso di fermarmi nei pressi di Stadtlohn. 

Una strana fattoria vicino alla strada, ci sono animali “strani”: alpaca, emu, dei canguri ed altri animali esotici come pappagalli.

Mi avvicino e cominciò a parlare con Werner il proprietario.

Naturalmente gli chiedo se posso piazzare la tenda, risposta affermativa, alla quale segue la presentazione della famiglia e l’inizio del racconto del viaggio, che si conclude con una meravigliosa coppa di gelato, la visita al piccolo zoo e con l’invito, in caso di pioggia a sistemarmi all’interno della casetta al margine della proprietà.

Decido di piazzare la tenda.

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